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Speciale Palermo 2012

Ecco perchè Leoluca Orlando
diventerà di nuovo sindaco



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Le previsioni - si sa - sono fatte per essere smentite. Ma, allo stato dell'arte, è difficile che Leoluca Orlando non diventi il nuovo sindaco di Palermo. Solo due eventi potrebbero evitare l'inverarsi della profezia: il ravvedimento del Pd, capace di trovare un candidato unitario, o il ricompattamento tra il centrodestra e i centristi. La seconda, più della prima, appare non del tutto improbabile.

Al momento, nel centrosinistra regna un caos totale, ascrivibile soprattutto alla condotta ondivaga dei democratici. La gestione della candidatura di Rita Borsellino è un capolavoro insuperato di autolesionismo, un autogol memorabile, alla Niccolai. Una parentesi che andrebbe studiata per insegnare cosa non va fatto in politica. Prima, la selta insigne celebrata ai massimi livelli romani: la donna antimafia la figura della svolta, etc, etc... Poi, una trama di distinguo, di non so e di forse chissà, vista la conclamata e nota avversione della signora per ogni ipotesi di alleanza con Raffaele Lombardo. Come comprare Cristiano Ronaldo e metterlo in porta. Nel frattempo, il presidente della Regione ha sbeffeggiato in ogni modo la candidatura di Rita Borsellino, senza che dal partito che in teoria avrebbe dovuto appoggiarla si levasse uno starnuto contrariato.

Il risultato della tattica democratica? La rottura totale col mondo dei movimenti che di una opzione borselliniana sarebbe il nutrimento principale, lo screzio irrisolvibile con l'Idv che non attendeva altro e il corteggiamento ai terzopolisti, promessa assai vana, con l'Udc tentato dalla sponda opposta. Tentato, cioè, secondo i rumors, dalla corte spietata dal Pdl che recherebbe in omaggio la candidatura del rettore Lagalla. Scenario verosimile, ma ancora troppo lontano per essere commentato.

Stando così le cose, Leoluca Orlando ha avuto buon gioco nel buttarsi a capofitto in quello che tutti definiscono il "metodo De Magistris". Errore. E' il metodo Orlando, utilizzato e codificato quando ancora il magistrato sindaco di Napoli era un bimbetto. Fomentare le divisioni, le deflagrazioni. Esibire amarezza per l'incapacità della coalizione di riferimento di darsi una regolata. E infine scendere in campo con l'aria di chi c'è stato tirato per i capelli, come un generoso Cincinnato, padre della patria. Una tattica perfetta, nota a tutti e, nonostante questo, finora incontrastata. Una strategia forte per Palazzo delle Aquile.