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Il Policlinico nella bufera

La chemio mortale, la dottoressa:
"Non ho scritto io quella dose maledetta"



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Il silenzio si è rotto. A parlare al quotidiano 'La Repubblica' è l'oncologa del Policlinico Laura Di Noto, iscritta nel registro degli indagati per omicidio colposo, dopo la morte di Valeria Lembo, uccisa da una dose fatale di chemioterapia. La dottoressa chiarisce la sua posizione. attraverso il suo avvocato Marco Clementi. La Di Noto ha di suo pugno firmato la terapia, dice: "Dopo una verifica". A Valeria Lembo sono stati somministrati 90 milligrammi di antitumorale di Vinblastina, al posto di nove; 15 fiale al posto di una e mezza. Un clamoroso errore che le è costato la vita. “Non sono stata io a scrivere quel numero maledetto. Ho firmato la terapia solo dopo aver verificato che i novanta milligrammi erano stati segnati in cartella da un altro medico”, afferma l'oncologa.

Le indagini dovranno chiarire chi ha materialmente scritto quello zero accanto ai nove milligrammi, facendo lievitare la quantità di farmaco fino a novanta. Secondo la versione dell'oncologa, riportata da 'Repubblica': “Sono stati in due a sbagliare: il medico specializzando Alberto Bongiovanni, che ha segnato 90 sulla cartella clinica del paziente e lo studente universitario Gioacchino Mancuso, che l'ha scritto sulla prescrizione di terapia il giorno della seduta”.

Dichiarazioni che sono al vaglio della Procura che ha sequestrato sia la cartella clinica che il foglio terapeutico del tragico 7 dicembre. I magistrati - l'aggiunto Maurizio Scalia, i pm Francesco Grassi ed Emanuele Ravaglioli non escludono che l'inchiesta possa allargarsi. Oltre la dottoressa sono indagati Bongiovanni, Mancuso, il primario Sergio Palmieri e l'infermiera Clotilde Guarnaccia. Nessun addebito all'operatore sanitario Annamaria D'Anna.