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La crisi

Unicredit, chi rischia in Sicilia


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posti a rischio, unicredit, Cronaca, Economia, Palermo
Tra titolo in Borsa in discesa e piani di riorganizzazione, Unicredit prova a far quadrare i conti aziendali. Ad essere presa di mira questa volta è la società Ucfin (Unicredit Consumer Finance) che la banca sta provando a smantellare per razionalizzare i costi. La trattativa è a Milano dove, per effetto della fusione Unicredit-Capitalia, si discutono le questioni relative all'ex Banco di Sicilia. I guai, però, continuano a piangersi nell’Isola che in questi anni ha fatto i conti con pre-pensionamenti, piani esuberi e nessuna nuova assunzione.

Ora un’altra batosta. A rischio ci sono 32 lavoratori che, all’epoca dell’incorporazione, erano stati spinti affinché scegliessero di lavorare presso Ucifin. Che adesso, però, sta per chiudere. La notizia è arrivata alla vigilia di Natale. Si tratta, si legge in una nota del sindacato dei bancari Fiba Cisl, “dell’ennesima deleteria operazione societaria condotta da UniCredit, che coinvolge un gruppo altamente qualificato di lavoratori che, tra le loro funzioni, avevano anche quella di deliberare prestiti personali e rilasciare carte di credito”. Per loro, a detta dei sindacati, si prospetta “una riallocazione in costituende società dai confini occupazionali assolutamente incerti”.

Le ipotesi sono due: tornare in agenzia, con il rischio di dover cambiare città, oppure passare a una nuova società di gestione dei dati informatici, la Ubis (Unicredit business integrated solutions) anche detta il “Consorzione”. “In quest’ultimo caso, però – osserva Luigi Gerbino della Fiba – non c’è alcuna certezza perché al momento il gruppo non ha riconosciuto la clausola di collegamento societario che consentirebbe di tornare a lavorare in banca”. Il tutto, nel silenzio dei due azionisti siciliani di Unicredit. “Regione siciliana e Fondazione Banco di Sicilia – conclude la Fiba – dovrebbero far sentire la loro voce, e sostenere la lotta del sindacato”.