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La conferenza stampa

Ars, la furia di Cateno De Luca:
"Vittima di un processo farsa"



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E' convinto che la migliore difesa sia l'attacco. Cateno De Luca torna all'Ars "da uomo libero, così come vi ero entrato" e rispolvera la grinta ben nota prima dell'arresto del 28 giugno. Parla di complotto "anche se questa parola non mi è mai piaciuta", allude a pupi e pupari coinvolti in una vicenda "che è solo una farsa" inscenata da vari soggetti: dagli "utili idioti del Messinese a qualche potente palermitano". Non risparmia frecciate alla magistratura e sfodera anche un'ironia amara sui suoi 18 chili persi in questi sette mesi di vicenda giudiziaria: "Se qualcuno vuole dimagrire, gli consiglio un arresto". Quindi, durante la conferenza stampa, sbuccia una delle "arance di Lentini che mi hanno fatto compagnia in questi mesi".

Accanto a lui, l'avvocato Tommaso Micalizzi e il più noto Carlo Taormina "che da ora in poi si occuperà da solo - dice De Luca - di svelare chi c'è dietro questa vicenda. Perché io devo tornare a fare politica". Lo farà dagli scranni del gruppo misto. Anche se la presenza alla sua conferenza stampa di Nunzio Cappadona e Riccardo Savona di Alleati per la Sicilia, potrebbe suggerire una scelta più o meno immediata per quello che oggi rimane, comunque, il leader di "Sicilia Vera", un movimento "che in pochi mesi è riuscito a ottenere un risultato straordinario: il 3% alle ultime amministrative".

Ma oggi è il momento di fare un punto sulla vicenda che ha coinvolto De Luca, arrestato il 28 giugno con l'accusa di abuso d’ufficio, tentata concussione e falso. Pochi giorni prima di Natale la Cassazione ha accolto il ricorso della difesa annullando senza rinvio la misura cautelare disponendone la cessazione. "La pronucia della Suprema corte di Cassazione - spiega l'avvocato Micalizzi - ha smantellato l'intero impianto accusatorio mosso contro De Luca, annullando la misura senza rinvio".

 "Torno da uomo libero", dice così De Luca, "per riprendere a fare politica". Ma i segni restano. E la rabbia, qualche volta, traspare. Anche per i modi con i quali quell'arresto è avvenuto: "Avrebbero potuto arrestarmi nel pomeriggio. Hanno deciso invece di farlo alla fine del Consiglio comunale, davanti a tutto il paese. E anche di questo fatto chiederò soddisfazione".

E non solo di questo. "Qualcuno mi ha fatto pagare - ha detto De Luca - la mia capacità di attrarre su un pese piccolo come Fiumedinisi investimenti per 200 milioni di euro. Una cosa che le altre amministrazioni, nel passato, non erano stati in grado di fare. Io ci sono riuscito attraverso l'utilizzo dello strumento del 'Contratto di quartiere'. Che è stato giudicato legittimo e regolare persino da un consulente chiamato nel 2008 dal giudice".

Ma proprio in quegli investimenti potrebbe essere rinvenuta, secondo De Luca, la motivazione che ha innescato "un vero e proprio disegno contro di me. Uno degli ultimi investimenti ottenuti per Fiumedinisi è quello per la metanizzazione. Un'opera da 110 milioni di euro. L'appalto è andato a un consorzio che in seguito ha avuto dei problemi giudiziari...".
E a proposito di giustizia: "Gli inquirenti che hanno indagato su di me - spiega - avrebbero anche scritto che nella mia posizione di deputato avrei potuto facilmente condizionari dirigenti e funzionari della Regione. Peccato che negli anni in cui vengono fatti ricadere questi presunti reati, io non ero ancora un deputato".

E quel 2005 torna spesso nell'intervento di De Luca. "Vi pare normale - domanda - che due o tre persone 'presunte concusse' nel 2005, si sveglino all'improvviso tutte nello stesso momento, cioè tra il luglio e il settembre del 2010? E vi sembra normale che non ci sia stato nemmeno concesso l'incidente probatorio con i nostri accusatori, con la scusa che le indagini erano appena state chiuse? E ancora, è normale che il mio arresto venga deciso nel gennaio del 2011, ma si aspetti sei mesi per farlo, e in quei modi?".
Su quest'ultimo punto, per la verità, De Luca ha un'idea precisa: "Guarda caso, pochi giorni prima superavo i due anni e mezzo della mia carica di sindaco, e non sarei stato più immediatamente ricandidabile. Anche per questo motivo - affonda De Luca - posso dire che questo non sarà un procedimento che si chiuderà in pareggio. Dimostreremo che questa vicenda è una farsa".

Una farsa "spalmata" su tre livelli, secondo De Luca, tre diversi tipi di "attacchi" nei suoi confronti: "C'è il livello locale, quello che io chiamo 'degli utili idioti', quindi c'è quello riguardante la Procura di Messina, dove c'è evidentemente qualcosa che non funziona, e infine c'è il livello che risiede a Palermo". E lì, probabilmente, risiederebbe il "grande puparo" di questa operazione.

Del resto, come ha annunciato il legale di De Luca, Carlo Taormina, è già pronta una decina di denunce, alcune di questa addirittura per estorsione: "Le accuse a De Luca - spiega Taormina - in alcuni casi sono davvero imcomprensibili. Prendiamo il caso della tentata consussione: sarebbe la prima volta in cui un concusso ha un vantaggio economico". Quindi, il legale insiste: "Credo che non si possa che parlare di complotto. E lo sveleremo. Penso proprio che non ci saranno palazzi esclusi da questa indagine. Compreso questo (Palazzo dei Normanni, sede dell'Ars, ndr). La gente coinvolta in questa vincenda è molto numerosa. Tra di loro ci sono personalità di rilievo". E a guidare quella che Taormina definisce "una confraternita", ci sarebbe, appunto un "burattinaio": "Quello spesso - spiega - è più difficile da trovare. Ma molte volte ci si crede più intelligenti di quanto non si sia davvero. O magari si pensa di poter contare su determinate coperture, anche illecite. Cateno De Luca - conclude - è stato oggetto di questa vicenda proprio perché non delinque nel suo 'fare politica'. E questo dà fastidio a tutti".