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15 gennaio '93. Intervista a Maria Falcone

"Dopo la cattura di Totò Riina
è scoppiata la rivoluzione in Sicilia"


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, Cronaca, Palermo
Sono già trascorsi diciannove anni dalla cattura di Totò Riina, una delle più grandi vittorie dello Stato sul fenomeno mafioso. Era il 15 gennaio 1993.
Maria Falcone, sorella del giudice vittima della strage del '92, torna a parlare di mafia, del fratello Giovanni e delle numerose iniziative per sensibilizzare i giovani alla legalità.

Cos'è cambiato a Palermo dal giorno della cattura di Riina?
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Certamente è stato il cambiamento più importante dopo le stragi del '92. Dopo le stragi e dopo la cattura di Riina si è avvertita una rivoluzione della società civile. Per anni è rimasta quasi indifferente al fenomeno ma dopo è insorta. L'Italia ha detto basta".

E invece cos'è cambiato all'interno delle organizzazioni mafiose?
"Credo che sia cambiato poco. Certamente si sono attrezzate per mantenere maggiore segretezza ed evitare la fuga di notizie. Il fenomeno del pentitismo ha certamente sconquassato l'organizzazione. La mafia ha cambiato il modo di agire. E' passata da una tattica stragista ad una silenziosa. Forse perché ha capito che le stragi sono state un boomerang per l'organizzazione stessa".

Negli ultimi tempi, e con i numerosi arresti, le forze dell'ordine di Palermo hanno smantellato la criminalità mafiosa. Secondo lei, sarà possibile un giorno parlare di fine del sistema mafioso?
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Voglio rispondere con le parole di mio fratello: “la mafia non è invincibile, è un fatto umano, e come tutti i fatti umani ha avuto un inizio e avrà anche una fine”. E io di questo ne sono convinta. La mia vuole essere una speranza perché bisogna sconfiggerla completamente. Buscetta aveva detto che negli anni '70 la mafia aveva quasi deciso di sciogliersi. Probabilmente così non è stato perchè lo Stato non ha continuato la lotta al fenomeno mafioso".

Le opinioni sull'esistenza della mafia sono numerose. C'è chi ha detto che la mafia è soprattutto una costruzione culturale della Sicilia. Lei cosa ne pensa?
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E' un fenomeno criminale, e ci tengo a sottolinearlo, che ha trovato in questo atteggiamento della società l'humus in cui crescere. Sicuramente è anche un fatto culturale, ma non solo quello".

Giovanni Falcone è stato sempre considerato giustamente un eroe. Cosa ha lasciato veramente di sé?
"Ha lasciato tutto ciò che riguarda la lotta alla mafia. Ci ha fatto conoscere un fenomeno che, quando è arrivato a Palermo, se ne negava l'esistenza. Ha lasciato il metodo con cui ha operato nelle sue indagini e che ha assicurato la grande vittoria dello Stato nel maxiprocesso. Lui diceva sempre che “la mafia è organizzata e lo Stato deve organizzarsi”.

I giovani sono il futuro della nostra società. E' importante parlare a loro ed educarli alla legalità. Lei ha partecipato a diverse iniziative. In che modo bisogna sensibilizzare i giovani?
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Quando incontro i ragazzi non parlo solo di mafia e del giudice Falcone, ma parlo di chi era Giovanni, del suo senso dello Stato e dell'amore per la democrazia che lo ha portato ad intraprendere la sua lotta alla mafia. Ai giovani bisogna dare un'educazione sui valori essenziali del cittadino. La cultura della Sicilia e il cambiamento sono importanti per mettere fine a indifferenza e omertà".