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PALERMO

Nasce il distretto turistico
Ma scoppiano subito le polemiche



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Il distretto turistico Costa Normanna muove i primi passi. Dopo il voto del consiglio comunale di Palermo, che ha dato il via libera all’adesione del capoluogo siciliano, ieri davanti a un notaio è stato costituito il distretto che al momento comprende otto comuni: oltre a Palermo (ente capofila), anche Monreale, Bagheria, Altavilla Micilia, Godrano, Roccamena, Santa Flavia e Campofelice di Fitalia. Enti a cui si aggiungono 37 soggetti privati, anche se fino al 25 gennaio ci sarà spazio per ulteriori adesioni.

Compito dei distretti sarà quello di favorire il turismo, specie quello destagionalizzato, e di mettere in rete strutture e fondi per incrementare il settore grazie anche ai fondi europei, statali e regionali che non saranno più affidati ai singoli comuni ma gestibili solo tramite il distretto. Vantaggi anche per gli imprenditori, che godranno di agevolazioni e benefici. Il distretto, che durerà fino al 2050, dispone attualmente di un fondo di partenza (500 euro a comune) e nel bilancio regionale sono stati già predisposti i capitoli di spesa (circa 26 milioni di euro per tutti i distretti dell’Isola).

Ma sebbene non sia ancora operativo, il distretto, che avrà sede a Palermo presso Villa Trabia, non ha mancato di suscitare le prime polemiche. Non solo da parte dei 21 comuni che in un primo momento avevano annunciato la loro adesione e che poi si sono ritirati: le accuse più pesanti arrivano infatti dal consigliere comunale di Palermo Totò Orlando (Idv) che definisce il distretto un “carrozzone clintelare, un po’ come gli Ato: buono solo a pagare indennità e consulenze”. “C’è un parere dei Revisori dei conti del comune di Palermo – chiarisce Orlando – che dice esplicitamente che non possono essere pagate indennità nei consorzi come il distretto turistico. Un parere che hanno provato a superare con un emendamento, sul quale manca per giunta la firma di uno dei dirigenti. Insomma, ce n’è abbastanza per portare tutto alla Corte dei Conti, è stata una forzatura”.

Il riferimento è alle indennità che percepiranno i componenti del consiglio di amministrazione, composto da nove persone e in carica per quattro anni, e l’amministratore delegato. “Non si capisce il progetto che sta alla base del distretto – continua Orlando - e quale territorio debba promuovere, si sta facendo nascere un carrozzone buono solo per indennità, comitati e consulenze che avrà ricadute sulle casse dei comuni che vi partecipano. Ma parte male, visto che ad aderire sono solo in otto. Dopo l’esperienza degli Ato, i consigli comunali non vogliono trovarsi con un altro carrozzone sulle spalle”.

Perplessità condivise in parte anche dai primi cittadini di alcuni dei 21 comuni che, alla fine, non hanno preso parte al distretto,come nel caso di Altofonte. “Non è stato recepito il decreto Monti sulle indennità – dice Enzo Di Girolamo, primo cittadino di Altofonte – in più c’è un problema legato alla formula del consorzio, che perfino la Regione ha sconsigliato”. Il riferimento è a una circolare dello scorso 17 novembre firmata dal dirigente generale dell’assessorato regionale al Turismo, Marco Salerno, che indica “la necessità che i distretti – si legge nella circolare – adottino una forma associativa senza scopo di lucro, ovvero le semplici associazioni o le associazioni temporanee di scopo”. Secondo Di Girolamo, inoltre, il maggiore dei problemi sarebbe rappresentato dallo statuto che impone ai comuni di farsi carico delle spese di gestione, coprendo anche eventuali debiti: “Non possiamo permetterci il lusso di sprecare soldi, rischiamo che si trasformi in un carrozzone. Deve restare uno strumento di promozione del turismo, non diventare un centro di spesa incontrollata”.

Ma il presidente del distretto, Stefano Santoro, che è anche assessore al Turismo del comune di Palermo, tiene a precisare che “molti comuni hanno già annunciato la loro adesione. La circolare di Salerno è tardiva, è giunta oltre tempo massimo. Inoltre, è stata proprio la Regione e il nucleo di valutazione dell’assessorato a dare il via libera alla formula consortile”. E sull’effettiva utilità del distretto, aggiunge: “Ogni anno redigeremo un programma annuale e organizzeremo una serie di attività di cui beneficeranno quei comuni che altrimenti non potrebbero fare da soli. Raggiungeremo così i 15.000 posti letti previsti per legge. Nel cda, oltre a me e ai primi cittadini di Bagheria, Monreale, Santa Flavia e Godrano ci sono quattro rappresentanti degli imprenditori e degli albergatori. I comuni che hanno aderito sono i più grandi della Provincia, altri non lo hanno fatto per motivi pretestuosi, e contiamo di coinvolgere anche altre imprese. Palermo oggi non è una meta turistica, e a torto: annovereremo la migliore classe imprenditoriale, esperti del marketing e della comunicazione per il rilancio del territorio affinché il turismo sia un traino per l’economia attraverso la creazione di posti di lavoro. Man mano, lasceremo sempre più spazio ai privati e ci apriremo ai mercati dell’Est, specie quelli russi, desiderosi di scoprire i nostri tesori”. E sui pericoli che diventi un “carrozzone”, precisa: “Nella delibera approvata in consiglio comunale, ho fatto mettere una clausola: se per due esercizi il comune di Palermo paga più di quanto dovrebbe, scatterà in automatica la fuoriuscita dal distretto. Inoltre, ci doteremo di Revisori dei conti, il paragone con gli Ato è improponibile. Il parere dei Revisori del comune di Palermo, tengo a precisare, è comunque favorevole”.

Ma le accuse di Orlando riguardano anche Santoro in persona: “ L’impegno profuso dall’assessore – dice il dipietrista - come era nelle cose era molto interessato, visto che in rappresentanza del comune capofila resterà presidente del distretto garantendosi l’indennità”. Ma Santoro ribatte: “E’ un’insinuazione volgare, sono stato scelto dal sindaco Diego Cammarata perché ho condotto la battaglia per la nascita del distretto. E’ stato ritenuto fisiologico affidarlo a chi ha mostrato le capacità professionali e organizzative per farlo. Io sono orgoglioso di questo atto, io non sono un professionista della politica e questo atto mi riempie di orgoglio”.