Live Sicilia

Lo speciale su Riina

Non sono gli arresti a cambiarci


VOTA
0/5
0 voti

, Cronaca, Palermo
Per una nata nel 1984, scrivere cosa ricordo del giorno in cui venne catturato Salvatore Riina, è un po’ “strano”. In realtà non ho ricordi precisi, non ero neanche consapevole della grandiosità dell’impresa compiuta dal capitano “Ultimo” e i suoi uomini. Le urla di gioia che sentivo, erano esattamente le stesse che qualche anno prima avevo udito durante la finale di un mondiale di calcio.

A 9 anni, infatti, vieni ancora protetto dalle brutture e quindi “mafia” è una parola, né più né meno. Ma il 15 gennaio 1993, ha fatto sì che di mafia se ne parlasse ovunque: casa, scuola, catechismo; ovunque trovavo qualcuno volenteroso (quasi voglioso, direi) di spiegarmi cos’era successo: uno dei più potenti esponenti della mafia, latitante, finalmente era stato catturato.

E per comprendere l’importanza dell’evento e per farmi distinguere quelle urla di gioia da quelle dei mondiali, mi spiegarono che schifo fosse la mafia, il vortice di malvagità che aveva generato fino a quel momento e quindi perché ci fosse tutta questa eccitazione verso la cattura. L’evento veniva visto “dai grandi” come una possibilità di svolta e, quindi, di riscatto per la nostra terra. Anche io iniziai a gioire: il messaggio che mi arrivava era che il “bene” aveva vinto sul “male”. Bellissimo.

Crescendo il calcio non mi interessò più di tanto, mentre la mafia divenne uno dei fenomeni che più mi colpiva: Perché tanta cattiveria? Perché un sistema avanzato come il nostro non è ancora riuscito ad eliminare quello mafioso? Così mi sono avvicinata a movimenti antimafia, ho letto le storie di grandi eroi che per combatterla sono morti e mi sono documentata su vicende oscure che riguardano chi la mafia la combatte (o dovrebbe farlo) anche per lavoro.

La vicenda Riina, per esempio, ha creato delle ombre: la mancata perquisizione del suo covo che ha permesso ai suoi di, addirittura, imbiancarne le pareti e far sparire eventuali scritti o dati importanti; anche la presunta “facilità” della cattura, non fa pensare ad una sorta di compromesso?

Crescendo ho imparato, come diceva Peppino Impastato, che “la mafia è una montagna di merda”, che per la cattura di Riina – così come per altre che sono avvenute in seguito – bisogna comunque gioire ma che la vera svolta non dipende dagli arresti “importanti”, ma dalla mentalità degli uomini e dalla nostra predisposizione e convinzione verso il cambiamento. Spero un giorno di poter spiegare ai miei nipoti, figli, alunni, ai giovani insomma, cos’era la mafia e come si è finalmente arrivati alla sua fine. A quel punto, forse, potrei iniziare a seguire una partita di calcio.