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Cammarata, pensieri d'autore

Ci resterà la sua assenza



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Di Diego Cammarata - e non è un paradosso - rimarrà l’assenza. La distanza che frapponeva fra sé e una città che si era impegnato ad amministrare ma che, a sindacabile giudizio di chi scrive, non amava affatto. Un distacco conclarato dal suo non esserci mai. Non c’era quando la città affogava nella munnìzza. Non era presente durante il collasso per lo scandalo di una ZTL da lui fortissimamente voluta e altrettanto fortissimamente «scafazzata».

È questo distacco ostentato e continuo la cifra perenne e sintetica della sua gestione.

Invece, a sentire il Sindaco dimissionario, il suo era solo amore.

Un amore, però, non compreso dai suoi amministrati, come quei figli presi a cinghiate che non riescono a trovare alcuna stilla d’amore nel braccio del padre che li frusta e nella schiena della madre girata dall’altra parte.

Ma avremmo lo spessore della tragedia se la colpa di questo disastro, così chiaro agli occhi di tutti (cittadini, turisti, palermitani emigrati di rientro) tranne che proprio al suo ex primo cittadino, avremmo i crismi della tragedia, si diceva, se tutto questo decennio scellerato fosse imputabile al solo Diego Cammarata. Purtroppo, non è così. Nessun drammone è possibile scrivere su questi anni. Mancano protagonisti di spessore. È la farsa l’unico genere che si addice a questi anni miseramente trascorsi. L’ex-sindaco che ritenne utile spendere centinaia di migliaia di soldi pubblici per far sapere al mondo che Palermo era la città più cool d’Italia, quello stesso Diego Cammarata è stato sorretto, incoraggiato, protetto, difeso da un preciso schieramento politico, che mai -MAI- pubblicamente ne ha sconfessato l’operato. Anzi, oggi sono pure arrivate parole di miele da parte del coordinatore nazionale.

La colpa è sempre degli altri.

Intanto, il senso di responsabilità giace inerme, morto di vergogna, in una sepoltura priva di requie.

Un altro merito dell’ex Sindaco e di tutti coloro che lo hanno supportato, con convinzione, pervicacia, continuità in tutti questi anni. No, davvero, non è possibile parlare di tragedia, quando le dimissioni a poche settimane dalla scadenza del mandato avvengono per «amore nei confronti della città».

È solo una farsa.

Di tanto amore, cosa rimane, se non una Palermo distrutta nella rete di relazioni sociali, prostrata nella continua mortificazione della cultura, avvilita da sporcizia e violenza? Cosa resta, al di là di un decennio terrificante in cui s’è sviluppata una tremenda apatia per ogni porcata che la città ha subito?

Restano le macerie.

E resta un silenzio assordante. Quello della munnìzza jittàta unnegghié, mentre i cittadini la scansano e il Sindaco no, ché tanto il Sindaco nell’ultimo decennio non c’è stato mai.