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La missione impossibile del Pdl

Dimenticare Diego



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Da oggi, il Pdl ha tre mesi per far dimenticare Diego Cammarata ai palermitani. A questo, soprattutto, servono le dimissioni del sindaco più impopolare d'Italia (sondaggi freschi alla mano), dimissioni avvenute, ha detto oggi Cammarata togliendo il disturbo, con il “confronto e il conforto” del partito. Il primo cittadino uscente ha ringraziato Alfano, Schifani e Berlusconi in quella che suona quasi come una
chiamata di correità. Perché se oggi Palermo è la città che è diventata, caricare il fardello della responsabilità sulle spalle del solo Cammarata, il misconosciuto avvocato che Gianfranco Miccichè s'inventò sindaco dieci anni fa, è troppo semplice. E troppo comodo. La gestione dissennata del Comune e dei suoi annessi e connessi di questi ultimi anni ha un colore politico preciso, e avranno un gran da fare Alfano e i suoi per farlo dimenticare ai palermitani da qui al voto o per convincerli che lo sfacelo generare sia da imputare all'inquilino di Palazzo d'Orleans.

Una mano, certo, al Pdl potrà darla la balcanizzazione del campo avverso. Oggi a sinistra il Pd ha tentato di mettere ordine tra le sue fila, confrontandosi con l'emissario di Bersani Migliavacca, assurto quasi a ruolo di psicanalista a gettoni dei turbolenti compagni di partito siculi. E intanto, dal canto suo, Leoluca Orlando ha cercato di ributtare il cerino acceso in mano ai democratici. La scelta dell'ex sindaco di saltare le primarie è in effetti difficilmente difendibile, e così il Sinnacollando con un bluff da poker forse non troppo riuscito, s'è detto disponibile a ripensarci, se il Pd rinuncerà da subito a ogni alleanza col Terzo polo. O con ciò che ne rimane, dopo il divorzio tra Lombardo e Udc e gli ammiccamenti dei casiniani al Pdl, che potrebbero spingere la candidatura, mai tramontata del rettore Roberto Lagalla.

In mezzo sta Raffaele Lombardo. Che in mano ha ancora tre carte. Una si chiama Gaetano Armao, la sua candidatura resta ancora un'ipotesi accreditata. L'altra ha la faccia di Francesco Musotto, che potrebbe coinvolgere i miccicheiani, sempre più tentati dalla corsa solitaria perché ignorati dagli ex compagni di partito del Pdl. La terza è quella dal volto ancora da definire del commissario che la Regione nominerà per gestire Palermo da qui al voto. Se Lombardo sceglierà un nome d'alto profilo (il superburocrate Enzo Emanuele sembra in pole position) che saprà gestire il trimestre a venire con stile “montiano” sarà quella la migliore campagna elettorale possibile per il movimento del governatore.