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Operazione dei carabinieri

Rete di spaccio "diffuso" in provincia di Palermo, 6 arresti


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misilmeri, spaccio, termini imerese, trabia, Cronaca, Palermo
C'erano anche ragazze minorenni fra i clienti della gang dello spaccio di Termini Imerese sgominata dalla locale compagnia dei carabinieri. In carcere sono finite sei persone che hanno dato vita a una sorta di spaccio diffuso fra i comuni di Termini, Trabia e Misilmeri. Non c'era, infatti, un luogo deputato alla cessione della droga, i pusher venivano contattati telefonicamente e raggiunti in loco dagli acquirenti, quando non erano loro stessi a portare a domicilio le dosi. In manette sono finiti Matteo Algozzino, detto “Giovanni”, palermitano della Guadagna di 33 anni, e Alessandro Indricchio, detto “Giuseppe”, termitano di 22 anni. Ai domiciliari sono stati posti Mario Farella, quarantenne di Trabia; Giuseppe Labruzzo, detto “Vito”, originario di Lucera (Foggia) ma residente a Palermo; Andrea Balistreri, termitano di 21 anni; Alessio Marciante, palermitano di 32 anni ma residente a Trabia.

Secondo le indagini del comando dei carabinieri di Termini Imerese, guidati dal capitano Gennaro Petruzzelli, Fardella, Labruzzo, Balistreri e Marciante si recavano con cadenza settimanale, o anche con intervalli più brevi, a Palermo per rifornirsi di panetti da 100 grammi di hashish. La droga approvvigionata nel capoluogo veniva poi spacciata al dettaglio nei comuni della provincia. Quello che ha sorpreso gli investigatori era come i quattro, a prescindere dalle richieste che arrivavano sempre via telefono, si rifornivano “al buio”, segno evidente che il loro commercio fosse fiorente e funzionasse come un flusso continuo. Gli arrestati, poi, utilizzavano diverse strategie per non essere identificati. Al telefono utilizzavano degli pseudomini e nella loro attività utilizzavano cellulari intestati a terze persone, ritenute estranee al giro di spaccio. Il linguaggio nelle conversazioni era criptico e i clienti manifestavano le richieste facendo ricorso ai più disparati termini per camuffare le loro reali intenzioni. Da “cardellino” a “pollo”, “spezzatino”, “salsiccia”, “caffè”, “cd”, “scarpe” e anche “testierine”, accessorio utilizzato nei maneggi per i cavalli: l'hashish assumeva diversi nomi.

Il giro d'affari era notevole se si considera che nell'arco delle indagini sono stati sequestrati 1 chilo e mezzo di hashish e ben 40 persone sono state segnalate come assuntori alla prefettura di Palermo. Proprio controllando i telefoni degli acquirenti fermati, i militari hanno verificato come nelle loro rubriche i nomi degli arrestati venivano indicati con il relativo soprannome. Una conferma ulteriore delle indagini in corso che sono partite da un'operazione del 5 aprile 2011, in cui 4 persone sono state fermate per detenzione e porto abusivo di armi. Uno di loro fa parte degli arrestati di oggi. I carabinieri non l'hanno perso di vista e, così, hanno scoperto il giro di spaccio nel comprensorio termitano.