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Il sindaco lascia

Cammarata si dimette:
"Atto d'amore per Palermo"



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Diego Cammarata saluta tutti e se ne va. Il sindaco di Palermo, al termine di una conferenza stampa convocata a Villa Niscemi per illustrate i protocolli d’intesa con l’università e Fastweb per il parco Cassarà, ha annunciato le sue dimissioni, così come era stato anticipato da Livesicilia.

Un passo indietro che in molti si aspettavano: già da ieri circolavano voci al riguardo, ma solo intorno all’ora di pranzo c’è stato l’annuncio ufficiale. “Ma sia chiaro – dice Cammarata – che io ho sempre amato e amo Palermo. E proprio perché ho sempre pensato all’interesse generale e non a quello personale, che ho deciso di dimettermi. Rimanere abbarbicato alla poltrona solo per l’indennità, con un consiglio comunale immobile, non mi appartiene. Si può governare bene o male, ma non potere governare per l’immobilismo di Sala delle Lapidi è mortificante e senza senso. Avevo chiesto al Pdl di candidarmi alle elezioni europee, nel 2008, ma mi dissero che non era conveniente affrontare una campagna elettorale in quel momento. Mi sono assunto le mie responsabilità”. In una sala gremita di giornalisti, il primo cittadino ha lasciato la sua poltrona rivendicando quanto fatto in dieci anni e tre mesi a Villa Niscemi e approfittandone per togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

“Tra qualche giorno saremo in piena campagna elettorale – ha detto l’ormai ex primo cittadino - e se il presidente Raffaele Lombardo in questi anni non ha avuto nessuna attenzione per Palermo, figuratevi che atteggiamento potrebbe tenere nei prossimi mesi, pertanto non intendo dare alibi a nessuno. Una gestione commissariale costringerà la Regione ad assumersi le sue responsabilità, visto che anche la maggioranza in consiglio comunale è in mano al centrosinistra e al Terzo polo. Lombardo non ha rispettato nemmeno uno degli impegni per Palermo che aveva assunto in campagna elettorale, non ha fatto mai nulla e con me sindaco non lo avrebbe fatto nemmeno in piena campagna elettorale”.

Cammarata ha annunciato che darà 24-48 ore di tempo ai suoi assessori per liberare gli uffici, nel frattempo consegnerà la lettera di dimissioni al capo di gabinetto, Sergio Pollicita, che la farà avere al segretario generale. Fino all’invio di un commissario, però, la giunta resterà in carica guidata dal vicesindaco Pippo Enea: l’esperienza insegna che il commissariamento di un comune richiede un tempo variabile, da qualche giorno a un mese. Il consiglio comunale, invece, rimarrà al suo posto fino alla scadenza naturale del mandato.

“Passo la mano – ha continuato il sindaco - con l’orgoglio di lasciare i conti in ordine e un bilancio strutturalmente sano. Avevo già deciso di lasciare a inizio mese, dopo la messa di inizio anno, ma ho preferito aspettare che la Ragioneria generale del comune mi desse la certezza della tenuta dei conti. La Ragioneria predisporrà un bilancio di fine mandato accompagnato da una relazione sullo stato delle nostre finanze, per evitare che qualcuno straparli in modo irresponsabile del comune sull’orlo del dissesto o di gravi situazioni di indebitamento”.

IL POSSIBILE FUTURO DI CAMMARATA
E alla domande sul suo possibile futuro, Cammarata ha risposto: “Con la politica non ho un contratto a tempo indeterminato. Torno a fare l’avvocato, a occuparmi della mia famiglia, allo studio e alla ricerca. Non ho poltrone pronte: ho letto di tutto in questi mesi, ma sono tutte bufale. Non andrò nemmeno a Mediaset. Io non lascio per stanchezza: quando accettai dieci anni fa questa sfida, lo feci conscio delle energie che comportava. Ci sono stati dei momenti di maggiore difficoltà, certo: penso al pericolo di saturazione della discarica di Bellolampo, problema sottovalutato come quello della gestione dei rifiuti a cui la Regione non ha trovato soluzioni, al pericolo che non arrivassero le somme per i precari, l’Amia o Gesip,oppure quando ho capito le ricadute sull’amministrazione che la crisi economica mondiale avrebbe comportato. Ma non ho mai pensato alle dimissioni. Lavorare in silenzio e senza esaltazioni non significa non amare il proprio lavoro o non farlo secondo coscienza. Ho sempre considerato la mia come una missione alla quale dedicarsi per la collettività”.

L'ATTACCO A LOMBARDO E A SALA DELLE LAPIDI
Cammarata ha poi proseguito nel suo attacco frontale a Palazzo delle Aquile: “Se questi sciagurati (i consiglieri comunali, ndr) non avessero bocciato i due precedenti assestamenti di bilancio, avremmo evitato tanti problemi. La maggioranza è in mano al centrosinistra, adesso tocca a loro. In questi cinque anni la mia amministrazione ha vissuto la scissione del Pdl, il tradimento dell’Mpa, la scissione interna all’Udc. E tutto mentre scoppiava la crisi internazionale. Il consiglio comunale è servito solo a dare gettoni. Un atteggiamento che mi ha indignato”. Passando poi per l’affondo contro il governatore siciliano: “Lombardo ha detto in un comunicato che non può essere ‘particolarmente ostile’ verso di me. Io non lo avrei mai detto nei confronti di un’altra istituzione con cui devo collaborare. Voglio ricordare che la Regione non ci ha mai dato i soldi delle due ordinanze di Protezione Civile per Gesip: quella da cinque milioni e la seconda da 45. Lombardo ha rifiutato di utilizzare i fondi Fas regionali, costringendo il governo nazionale ad attingere altrove”.

BILANCIO DEGLI ULTIMI DIECI ANNI
L’inquilino di Villa Niscemi prova a tracciare anche un bilancio della propria attività: “Ho portato a termine il progetto del parco Cassarà, quello del museo Pitrè, abbiamo attivato la videosorveglianza per le discariche abusive, approvato l’adeguamento Amia, approvato il Piano regolatore del porto, dato una casa alle famiglie che vivevano nei containers, ripristinato i 35 milioni del Cipe usati per una mancanza di liquidità, seguito passo passo il percorso dei fondi per la Gesip. Il comune non ha crisi di liquidità, ha i conti in ordine: sento parlare di dissesto, crisi di liquidità, ma è tutto falso. Il nostro indebitamento pro capite è di 484 euro, contro i 3500 di Torino, i 3300 di Milano, i 1759 di Catania, i 1649 di Napoli, i 1375 di Venezia. In tre anni, abbiamo diminuito di 80 milioni la spesa corrente. Vado fiero di quello che ho fatto: posso camminare a testa alta di fronte ad alleati e avversari senza dover abbassare lo sguardo. C’è qualcosa che non rifarei? Si fanno tanti errori, in dieci anni, ma ci ho sempre messo la faccia”.

SOCIETA' PARTECIPATE
E’ poi la volta delle società partecipate: “Mi sono dedicato a Gesip a tempo pieno. Non l’ho creata io, l’ho ereditata come ho ereditato 10.000 precari assunti per via clientelare. Se avessi potuto scegliere, avrei investito i soldi in altro modo, per le infrastrutture, creando lavoro e sviluppo. L’unica cosa che potevo fare era stabilizzarli, e senza nulla in cambio: anzi, ho ricevuto solo insulti. Non ci sono stati mai licenziamenti, mai un mese senza stipendio e questo possono dirvelo tutti i lavoratori. Passando ad Amia, mi spiace che i commissari, persone preparate, insinuino la mancanza di copertura della delibera. Per legge non avremmo potuto farla. Il bilancio di previsione 2012 non è stato ancora approvato, come si poteva darla? Non confondiamo i ruoli di azionista e di committente: paghiamo e quindi vogliamo servizi. Quando l’ho fatto notare, però, mi è arrivata qualche risposta provocatoria. Dal 2001 ad oggi, complessivamente, il numero dei dipendenti è sceso di seimila unità”.

PDL
Passando ai rapporti con il proprio partito, ha dichiarato: “Con il Pdl va tutto bene. Certo, ci sono stati dei momenti di acceso confronto con il ministro Giulio Tremonti o qualche esponente della Lega, le urla al telefono si sentivano anche dalle altre stanze, ma la mia decisione è stata ponderata e presa anche con il conforto e il confronto dei vertici del mio partito”.

RINGRAZIAMENTI
Infine i ringraziamenti: “Voglio dire grazie – ha concluso Cammarata – a chi mi è stato accanto: a Gianfranco Micciché durante il primo mandato, molte volte decisivo e al mio fianco; ad Angelino Alfano e Renato Schifani, che mi hanno aiutato in imprese anche disperate e a Gianni Letta, che ha avuto un ruolo chiave. E ovviamente Silvio Berlusconi: non ci sono parole sufficienti per esprimergli la mia gratitudine”.