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In morte di padre La Grua

La speranza alla fine del corpo


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padre la grua, palermo, Cronaca, Palermo
Questo vecchio prete piegato dal tempo ci racconta l'ineluttabilità della fine, accompagnata dalla scelta della speranza. Padre
Matteo La Grua è stato una felice contraddizione, un punto di riflessione incardinato da qualche parte nello spirito. Sommesso e instancabile: il chiodo che affonda e delinea l'esistenza di un mondo intorno. Solo dalle ferite e dalle sorgenti che sgorgano, capisci che c'è molto di più del semplice svegliarsi, camminare, tornare. Quando davvero riesci a tornare.

Al termine delle sue stagioni, perfino un sacerdote che – secondo spontanea voce di popolo – guariva la malattia fisica è stato vinto dalla fine del corpo, dalla rovina dei luoghi che abitiamo, soprattutto le fragili cose – mani, braccia, occhi – che fanno di noi un contenitore di pensieri ed emozioni. Ma nel suo non sottrarsi alla regola della decadenza, sia pure piombata proprio allo scadere degli ultimi inverni, padre Matteo la Grua ci ha lasciato, forse, la lezione più importante. Cercavamo la terapia, il rimedio all'irrimediabile, oscuro alla scienza. Pretendevamo nuovi giorni. Mendicavamo lo spicchio di un'estate, di un bagno a Mondello. Volevamo che ci aiutasse a non lasciare l'esistenza maledetta instancabilmente quando abbonda e dolcemente benedetta quando esce come un filo d'acqua da un rubinetto ostruito. Un altro tuffo. Un'altra siepe di gelsomino per accostarci il naso. Un altro cielo domani mattina. Un'altra arancina. Un altro abbraccio. Un altro secondo per dire, fare e baciare coloro che amiamo.

E lui, il patrono curvo di una schiera di dolenti, pregava e intercedeva. Alcuni narrano di prodigiose effrazioni della patologia, in grado di smentire le sentenze inappellabili di camici bianchi e ospedali. Sarà vero? Nessuno dei viventi saprebbe rispondere con matematica certezza alla domanda, nemmeno coloro che sostengono di essere passati attraverso il crisma della resurrezione, durante il respiro. Dunque, lasciamo una zona d'ombra, scontornata da un filo di luce.

Poi c'è la sicurezza del miracolo che si avvera nell'oro della speranza e della gioia, come mettersi in viaggio per un regno antico e scoprire l'America. I pellegrini di padre Matteo rientravano nel loro porto da vascelli carichi, con le stive piene di un tesoro non commerciabile che appena si poteva donare. Ti trascinavi per ottenere la grazia di una notte senza spasimi e il sacerdote della Noce raddoppiava l'orizzonte. Rilanciava il poker tra cielo e terra.  La fine del corpo non è il confine di tutto: è la strada degli occhi che si chiudono, senza perdere lo sguardo. Che ci sia un Dio è affare serissimo ed è lecito dubitarne. Ma che vita è la vita, quando non c'è la fede?