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Coinvolto Michele Mazzara

Il potere di Messina Denaro
Scatta il sequestro da 25 milioni


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, Cronaca, Trapani
Sarebbe una delle menti economiche del clan mafioso trapanese. Quello guidato  da Matteo Messina Denaro. Michele Mazzara avrebbe investito i soldi dei boss  costruendo un impero economico da 25 milioni di euro fra alberghi, imprese  edili e agricole, e residenze per gli anziani. Eppure ufficialmente fa  l'agricoltore. Il sequestro di beni, proposto dal questore di Trapani ed  eseguito dai poliziotti della Divisione anticrimine e dai finanzieri del nucleo  di polizia tributaria, conferma quanto ricca sia la Cosa nostra dell'ultimo dei  grandi padrini latitanti.

Nelle indagini parallele al sequestro fanno capolino pure i nomi di alcuni politici. Quello di Michele Mazzara, 52 anni, ricorre in una sfilza di  indagini. A partire dal 1996 e fino ai nostri giorni. Nel '97 è stato arrestato  per mafia. I pentiti Francesco Milazzo, Vincenzo Sinacori e Vincenzo Ferro lo  hanno indicato come vicino all'ora capo mandamento di Trapani, Vincenzo Virga,  e al boss di Paceco Filippo Coppola. Si era occupato della latitanza dello  stesso Virga e di Messina Denaro al quale aveva trovato covi sicuri (ville e  capannoni) a Dattilo, una frazione di Paceco, dove nascondersi e organizzare  summit di mafia. Rinviato a giudizio assieme alla moglie Giuseppa Barone,  Mazzara ha patteggiato una condanna a un anno e due mesi. “Nonostante la  condanna - si legge nel provvedimento di sequestro - ha rafforzato, negli  ultimi anni, la propria posizione nell'organigramma del mandamento mafioso di  Trapani, divenendo l'ispiratore occulto di diverse iniziative imprenditoriali per la realizzazione di speculazioni immobiliari e l'allestimento di alberghi e  strutture ricettive nelle popolari località estive di San Vito Lo Capo e  Castelluzzo-Makari, di edilizia privata nella zona del comune di Paceco e di  Trapani, nonché – si legge ancora - di numerosi opifici per l'ammasso di  cereali e olio, oltre che di acquisizione di vastissime proprietà”.

Accuse cristallizzate in alcune informative di polizia fra il 2007 e il 2010  ancora top secret. Le indagini patrimoniali hanno preceduto quelle penali che  dovrebbero riservare nuovi colpi di scena. Di recente Mazzara è stato denunciato assieme a Francesco Nicosia, indicato come suo prestanome, per il reato di intestazione fittizia di beni. La denuncia ha dato il via a nuovi accertamenti della divisione di polizia guidata da Giuseppe Linares. Il resto lo hanno fatto le dichiarazioni del pentito Antonio Birrittella e le intercettazioni. Per evitare le misure patrimoniali Mazzara avrebbe affidato a Nicosia la gestione di alcuni grossi affari che gli hanno consentito di mettere le mani sull'hotel Panoramic, un quattro stelle a San Vito Lo Capo, e sul residence Pizzo Cofano a Castelluzzo.
Dalle conversazioni è saltato fuori anche il nome dell'ingegnere Salvatore Alestra, attuale presidente della Ato rifiuti Tera dei Fenici. Che ci fosse Mazzara, con l'appoggio proprio di Alestra, dietro alcuni affari sarebbe stata faccenda nota anche ad alcuni politici. Tra questi, Giuseppe Maurici, ex deputato all'Ars, imprenditore edile e presidente dell'Asi, l'Area di sviluppo industriale di Trapani. Nel corso di un sopralluogo, in compagnia di Mazzara e Alestra, in un cantiere per la costruzione di un palazzo Maurici avrebbe saputo che dietro l'affare c'era in realtà Mazzara.

Emerge pure un tentativo di Mazzara e Alestra di avvicinare candidati alle elezioni amministrative del giugno del 2007 a Paceco e di contattarepolitici nazionali per ottenere favori. In particolare Francesco Fabiano, nipote di Mazzara, era interessato alla realizzazione di un programma televisivo sulla provincia di Trapani. “Un programma televisivo molto importante”, lo definivano Mazzara e Fabiano, i quali spiegavano che il progetto doveva passare al vaglio del senatore Antonio D'Alì. Mazzara avrebbe tentato di contattare D'Alì tramite Salvatore La Pica, membro della segreteria del politico, o presentandosi in aeroporto sperando di intercettarlo. Non sappiamo ancora se l'incontro sia mai avvenuto, di certo il pogramma non è stato realizzato.
Sotto sequestro sono finiti 99 beni immobili, fra case e terreni, otto macchine, 86 tra conti correnti e rapporti bancari e tre società: la Azienda siciliana alberghiera che gestisce hotel e motel, l'impresa di costruzione Francesco & Vincenzo Nicosia, e la Villa Esmeralda snc di Di Salvo Piacentino Giuseppa & C che si occupa di assistenza agli anziani.