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L'intervista

Enea, sindaco a termine nel caos:
"Mi affido a San Sebastiano martire..."


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enea, palermo, sindaco, Cronaca, Palermo, Politica
La protesta degli autotrasportatori ha messo in ginocchio Palermo, ma la città è alle prese anche con l’emergenza Amia e la situazione poco rosea delle società partecipate. In attesa che il governo regionale nomini un commissario che sostituisca il dimissionario Diego Cammarata, le funzioni del primo cittadino sono state assunte dal vicesindaco
Pippo Enea. Veterano della giunta comunale, in quota Pid, Enea ha partecipato al tavolo convocato ieri in Prefettura per Amia e questa mattina alla cerimonia in onore di San Sebastiano. “Un martire a cui mi affido – dice il vicesindaco – per affrontare un compito che, seppur breve, mi onora”.

Partiamo dalla vicenda Amia. Com’è andato il vertice in Prefettura di ieri pomeriggio?
“Quella dell’Amia è una vicenda che è figlia di una serie di attività un po’ strane, che si sono succedute nel tempo. Ma l’azienda sta pagando anche il prezzo di errori e inadempienze di altri enti, come la Regione che ha con Amia un debito di quasi 75 milioni di euro. Una vicenda paradossale, se si pensa che ad oggi i commissari vogliono licenziare circa 500 dipendenti perché il Comune non riesce ad adeguare il contratto di servizio con altri otto milioni. E intanto la Regione ha un debito nove volte superiore: è una cosa che dà fastidio e provoca rabbia. Ho ribadito che il Comune farà la sua parte e nel prossimo bilancio creerà le condizioni per adempiere all’aumento del contratto di servizio, ma deve partire un messaggio forte alla Regione perché si impegni a liquidare almeno metà dei suoi debiti per potere sopperire alle prime necessità e scongiurare il licenziamento. D’altronde siamo di fronte a un problema finanziario, non economico: non parliamo di un esubero di personale, anzi la città con gli attuali lavoratori non riesce ancora ad essere pulita nel migliore dei modi. Oggi solo la Regione può tamponare il problema: al segretario generale Enzo Emanuele è stato affidato il compito di verificare se a breve termine questo potrà avvenire. I commissari hanno concesso un mese di tempo per la verifica e hanno congelato l’iter per i licenziamenti e di questo siamo contentissimi. Il Comune inoltre convocherà i cda di Amap e Amia per la vicenda dei 170 dipendenti di Essemme che, per intenderci, si occupano delle caditoie ma anche di tanto altro. Bisogna capire, insomma, perché il comune dà all’Amap 7,8 milioni di euro per il servizio e l’Amap ne gira all’Amia appena 4,2”.

Per quando convocherà l’incontro?
“Per martedì pomeriggio, in qualità dello svolgente funzione di sindaco, quindi come responsabile della proprietà “.

In queste ore ha firmato anche alcune ordinanze di Protezione Civile..
“Sì, normale routine per una città con un centro storico come il nostro. Si tratta di ordinanze di sgombero o con le quali ingiungiamo agli abitanti e ai proprietari delle abitazioni di compiere opere di manutenzione”.

E le altre emergenze?
“In questo momento sono sotto la cenere: il problema Gesip è rinviato a fine marzo, ma sicuramente è presente, così come quello di Amat: hanno problemi di liquidità pur avendo grossi crediti verso il Comune”.

Avete notizie del commissario?
“No, quello che sappiamo lo apprendiamo dai giornali. Penso comunque che sarà una pratica celere, Lombardo ha tutto l’interesse a nominarlo in tempi brevi. Anche se, a quanto pare, saranno tre i commissari”.

Circolano voci che potrebbe trattarsi di un commissario non siciliano. La convincerebbe una scelta del genere?
“Ci vuole sicuramente un commissario super partes, una persona che guardi al di là delle vicende interne alla città, che guardi in maniera serena e assuma le decisioni necessarie per far sopravvivere la città fino a nuove elezioni, che rappresenteranno un momento di rilancio per Palermo”.

Lei non ha mai nascosto il desiderio di fare il sindaco, in futuro. Adesso non lo è pienamente, ma ne svolge le funzioni. Come si sente con la fascia tricolore addosso?
“Per me è una grande emozione, questa notte non ho dormito dopo che mi hanno notificato le dimissioni del sindaco. Non ho le responsabilità della città anche se me le sento tutte addosso, sono onorato di assolvere a questo compito importante. La prima cerimonia a cui ho partecipato in questa veste è stata celebrazione di San Sebastiano, patrono del corpo dei Vigili. Posso dire di avere iniziato bene questo mio piccolo percorso nelle funzioni di sindaco, mi sono raccomandato a San Sebastiano martire, raffigurato sempre insieme ad un albero di agrumi carico di frutti: speriamo che i sacrifici che stiamo affrontando possano dare i frutti desiderati per i siciliani e in particolare i palermitani”.

La città è alle prese anche con la protesta degli autotrasportatori…
“Il comandante dei vigili urbani, Di Peri, partecipa all’unità di crisi e rappresenta l’amministrazione, tutto quello che è necessario fare lo faremo ma molti problemi sono stati affrontati ed è stata trovata soluzione. Speriamo cessino le proteste, che sono democratiche ma come sempre l’eccesso diventa patologia: la protesta è contro istituzioni ma a pagare sono coloro che non avevano i soldi per fare il pieno di benzina. Chi paga sono sempre i deboli, la protesta non tocca i vertici che non hanno problemi. Chi vive alla giornata, non può fare scorte”.

Si concludono così dieci anni di amministrazione Cammarata, di cui lei è stato uno dei protagonisti. Qualche rimpianto?
“Sono fiero e orgoglioso di quello che ho fatto, nessun rimpianto tranne per qualcosa che non sono riuscito a portare a termine. I dieci anni di Cammarata sono caduti in un periodo storico particolare. Io sono stato eletto consigliere nel 1990 e nel ‘93 abbiamo approvato il primo consuntivo di Leoluca Orlando: l’avanzo ammontava a 700 miliardi di lire. Noi oggi dobbiamo sudare sette camicie, per chiudere il consuntivo. I tempi sono cambiati, siamo capitati in un momento storico dove i problemi erano all’ordine del giorno, ci siamo dovuti barcamenare fra mille difficoltà che abbiamo affrontato con grande dignità”.