Live Sicilia

Il conto finale

La rivolta fallimentare
Appunti per il cambiamento



, Cronaca
Questa rivoluzione è stata dannosa e inutile. Dannosa perché ha sparso cenere sul capo di una terra già vinta e prostrata. Inutile perché ha rappresentato la scimmia di un cambiamento vero, una finzione, un'illusione. Il dato concreto è il malessere della gente. L'elemento preoccupante è la disponbilità del popolo a farsi prendere in giro. A chi i siciliani hanno affidato la propria legittima aspirazione di rinnovamento? A una forza composta da personaggi oscuri, capetti con un passato di contiguità e sudditanza con la stessa malapolitica che affermano di volere infilzare sulla punta di un forcone, inquietanti caporali di estrema destra e fragili figure in cerca di riscatto.

La cosiddetta protesta dei tir è stata il detonatore di una richiesa che si è via via allargata. Ogni categoria, ogni singolarità portatrice di un malessere è accorsa sulle barricate delle giornate siciliane, ampliando la piattaforma delle rivendicazioni che, a un certo punto, è diventata impossibile perfino da catalogare. Ognuno ha pensato al proprio particolare, alla soddisfazione di un bisogno immediato, dimostrando l'assenza di una sintesi comune e sottolineando l'egoismo, il "prima io poi gli altri", che è l'esatta prefazione della cattiva politica. Chi sono i siciliani accorsi in prima linea con i loro vessilli fiammeggianti? Ombre di scarso peso. Cuffariani e lombardisti dell'ora iniziale. Hobbit forzanovisti. Nani della palingenesi sociale, con una visione bucolico-arcadica irrealistica. La Sicilia si è fatta menare per il naso da questa compagnia dell'anello. E oggi si trova in una condizione peggiore di ieri.

Certo, abbiamo sentito riecheggiare una folle eco simpatizzante che ha unito vittime e carnefici: qualcosa era necessario fare, non importa cosa. Secondo l'aberrazione di questa logica, sarebbe, per esempio, auspicabile mettere sotto con la macchina un ferito grave, mentre l'ambulanza tarda, "per fare qualcosa e dare un segnale di protesta". Purtroppo, è scesa in campo la fisionomia deteriore della nostra terra: l'ignavia che traffica con la malapolitica sottobanco, per poi fingere di rovesciare il tavolo all'occorrenza, non in nome di una rivoluzione vera, ma per conto di una finzione condivisa.

Non si muta il corso di un fiume disseccato con la violenza. Non si riscattano anni di silenzio, gridando all'improvviso. Non si combatte la sopraffazione con l'abuso. Un pensiero giacobino? Eccolo. Dare responsabilità esclusiva alla politica per le nostre miserie è un puerile inganno. E' una compiacente menzogna separare noi e loro, immaginando che qui ci siano solo virtù e lì solo vizi. Una  classe dirigente inadatta è lo specchio di un popolo barbaro. Dal coraggio scomodo della verità dovrebbe ripartire il taccuino con gli appunti per una resurrezione. I forconi appendiamoli al muro.