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LE VOCI DELLE PROTESTA

Studenti, commercianti, lavoratori
In piazza rabbia e malcontento


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"Non è uno spettacolo, questa è la Sicilia che grida". Una signora parla ai ragazzi fermi sul marciapiede di via Ruggero Settimo che assistono al corteo del Movimento dei Forconi di questa mattina. Un movimento che vanta di aver unito rabbia, tristezza e dispiaceri dei cittadini siciliani. Un movimento che è riuscito in poco tempo a dar luce ad un disagio sociale di chi non riesce ad arrivare a fine mese.

Al corteo che questa mattina è partito da piazza Croci, non solo agricoltori ma anche tante altre categorie. Ci sono gli autotrasportatori che nei giorni scorsi in città hanno bloccato via Oreto e uno degli ingressi del porto. Ci sono i commercianti e anche gli studenti dei centri sociali, del movimento di Giovane Italia e il coordinamento di Studenti Siciliani in lotta con il tricolore in mano, un gesto per sottolineare il dissenso nei confronti di chi, la scorsa settimana, lo ha bruciato in segno di protesta.

"Vogliamo prendere le distanze dal grave atto di una minoranza studentesca. Secondo noi per combattere la crisi ci vuole molta coesione nazionale – ha detto Mauro La Mantia, presidente regionale di Giovane Italia, che continua spiegando i motivi che li ha spinti a scendere in piazza con i forconi – siamo contenti che la protesta si sia allargata in diverse regione italiane. Un movimento dei forconi che si batte contro il libero mercato selvaggio, contro le vessazioni della Serit per difendere l'economia locale, non può che trovarci a fianco di questa gente che lotta per il proprio futuro".

Con il tricolore in mano anche gli studenti del coordinamento Studenti Siciliani in lotta. "Non condividiamo il gesto degli studenti medi autogestiti della scorsa settimana – ha detto Francesco Vozza, uno dei responsabili universitari – noi appoggiamo le ragioni della protesta ma non accettiamo strumentalizzazioni ed etichette al movimento. A proposito delle presunte infiltrazioni mafiose all'interno dei forconi, penso che quando si assiste ad un movimento di massa che parte dal popolo c'è sempre chi trova una scusa per screditarlo".

Miseria, povertà e dignità. Tre parole che riecheggiano tra i cori che hanno accompagnato il corteo da piazza Croci fino a Palazzo D'Orleans. E a far sentire maggiormente la voce sono proprio i piccoli centri che avvertono di più la crisi. Vengono dalla provincia di Siracusa, da Catania, Mineo, Lentini, da Piana, San Giuseppe Jato, Enna, Gela, Caltanissetta; e ancora Avola, Paternò, Carlentini e Grammichele.

"Mi occupo di autotrasporto e ormai da un po' di tempo non riesco più a mandare avanti la mia famiglia – è la testimonianza di un lavoratore di San Giuseppe Jato – posseggo tre furgoni. Uno di questi è fermo da un anno e mezzo per mancanza di lavoro, mentre gli altri due escono soltanto una volta a settimana. Le nostre aziende si sono indebitate e le banche non sono disposte ad aiutarci".

"Siamo qui per riprenderci i nostri diritti. Gestisco un bar a rischio chiusura e la crisi ha coinvolto anche me. D'altronde è una reazione a catena, se non lavorano gli agricoltori non lavoro nemmeno io – dice un commerciante di Avola – cartelle esattoriali, benzina, grossi centri commerciali e l'agricoltura che non va più avanti. Questi sono i problemi". "La nostra merce è stata svalutata e mancano le pari opportunità tra le nostre produzioni e quelle estere – ci dice un agricoltore di Scicli, un piccolo centro famoso per la produzione di pomodoro – se pensiamo che i costi di produzione per 1000 metri di serra ammontano a circa 5000 euro e che i 70 quintali prodotti vengono poi venduti a 0,20 centesimi al chilogrammo, il nostro guadagno è minimo e non ci consente di vivere dignitosamente".

"Il produttore non ha guadagno e il consumatore non ha possibilità di acquisto se pensiamo che nei tre o quattro passaggi tra la fase di produzione e la vendita c'è anche chi specula – aggiunge un altro agricoltore di Scicli – La nostra intenzione non è quella di non pagare le tasse, ma di poterlo fare nel tempo". Il presidio dei forconi davanti Palazzo D'Orleans continuerà almeno fino alle 19, ora in cui il presidente Raffaele Lombardo incontrerà a Roma Mario Monti.