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Palermo 2012, l'opera dei pupi


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speciale palermo 2012, Palermo
Il bottino è ghiotto. Un trono prestigioso sulle macerie. La poltrona di sindaco di Palermo. Nessuno può perdere. Non può perdere
Angelino Alfano che è siciliano e in Sicilia deve dimostrare la qualità del suo peso, per uso interno al cospetto dei coltelli volanti nel Pdl. Non può perdere Raffaele Lombardo: governa con il Pd al guinzaglio nel Palazzo della Regione. Palermo gli serve per puntellare il suo dominio. Non può perdere Leoluca Orlando che è affascinato dal ruolo che meglio e più lo attira: il salvatore della patria.

Tre figure nel fotomontaggio di Livesicilia. Tre sul palcoscenico dell'opera dei pupi e altri sullo sfondo. Nessuno sfregio, solo una metafora. Rita Borsellino, per esempio, appare sballottata - nonostante la sua dichiarata indipendenza - e in balìa di fili che qualcuno sta manovrando sopra la sua testa. L'hanno chiamata dal Pd e lei ha detto sì, dopo tormentata riflessione. I fili si sono terribilmente ingarbugliati. Il Pd che avrebbe dovuto proteggere una candidatura di quel lignaggio l'ha sabotata,  ha messo i bastoni fra le ruote fin dal primo giorno. La signora - troppo lontana, troppo presa dai suoi impegni a Bruxelles e Strasburgo - ha peccato, forse, di superficialità rispetto alla tattica. L'ennesimo espediente dei pdini che la vedono come il fumo negli occhi e che fanno capo al duo Cracolici-Lumia l'ha colta di sorpresa: è la sponsorizzazione di Fabrizio Ferrandelli competitor alle primarie. Iconograficamente è perfetto in chiave anti-Rita: pedigree rivoluzionario, buon seguito e il pragmatismo cinico sufficiente di chi è stato nell'Idv a scuola da Orlando.

La discesa in campo di Ferrandelli rappresenta un trauma per i borselliniani, per i pidini che fanno capo a Giuseppe Lupo. Allarga il perimetro delle consultazioni del centrosinistra. Rimette al centro la questione della sintonia col Terzo polo ("non chiudo le porte", disse il Fabrizio ex dipietrista) vanamente esorcizzata. E pone dei problemi di garanzia, così tradotti: e chi ci dice che alle primarie non ci saranno le truppe cammellate terzopoliste a infiltrare il tutto? Ecco perché il tavolo rischia di saltare per aria. Il risultato auspicato dal duo Cracolici-Lumia col placet di Lombardo, dopo lo "spontaneo" ritiro di Ninni Terminelli.
Davide Faraone
, invece, procede in direzione ostinata e contraria: le primarie per lui sono il traguardo inderogabile.

Raffaele Lombardo vive un buon momento. Ha chiamato alla guida del disastrato Comune di Palermo una apprezzabile Lady di acciaio. Sta tentando di accreditarsi - specialmente dopo il vertice col premier Monti - come il risolutore della protesta siciliana. Il Pd si è sciolto come cera nelle sue mani. Al minimo cenno di frizione, il segretario Giuseppe Lupo è stato concretamente deposto. Non regna più nel partito. E conta poco. Lupo è un comandante senza nave. Lo pensano tutti. Nessuno lo dice. Palermo sarà la prossima tappa dell'espansione lombardiana.

Poi ci sono quelli che stanno benissimo, per ora. Sta bene Leoluca Orlando. Il suicidio democratico gli sta regalando il palcoscenico adatto per tentare l'operazione De Magistris, per proporre un nome (magari con Rita Borsellino) che salvi capre e cavoli. Cioè, lui medesimo. Sta bene Angelino Alfano. Il travaglio dell'esercito nemico sta aprendo uno spiraglio di vittoria in una città già persa dopo il disastro Cammarata. Il rettore Lagalla, qualora scendesse in lizza col centrodestra, potrebbe puntare sul successo al primo turno, complici le increspature altrui. E i grattacapi veri di Palermo? Andiamo, ma cosa volete che interessino (a qualuno magari sì, a tanti no) al suono dell'ultima campanella, nel gran teatro dell'opera dei pupi?