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Il ricordo di Mario Francese

Una vita da cronista


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Scegliere una vita da cronista. Scegliere di cercare, per strada, tra le aule, piuttosto che rimanere seduti in un ufficio. Con le sue scelte
Mario Francese era arrivato a svelare il potere dei corleonesi. Non si trattava più di lasciare che le notizie si rincorressero, senza mai incontrarsi. Si trattava di fermarsi e cercare: un collegamento, una logica.
Lo dice la sentenza che gli ha reso giustizia vent'anni dopo che il suo caso era stato chiuso con l'archiviazione: "Una straordinaria capacità di operare collegamenti – si legge . tra i fatti di cronaca più significativi, di interpretarli con coraggiosa intelligenza, e di tracciare così una ricostruzione di eccezionale chiarezza e credibilità sulle linee evolutive di Cosa nostra, in una fase storica in cui oltre a emergere le penetranti e diffuse infiltrazioni mafiose nel mondo degli appalti e dell’economia, iniziava a delinearsi la strategia di attacco di Cosa nostra alle istituzioni”.

“Puntandomi addosso i suoi occhi neri, Ninetta Bagarella ha, per un momento, tradito la commozione” scriveva Francese. "Lei mi giudicherà male perché, io insegnante, mi sono innamorata e fidanzata di uno come Salvatore Riina” le disse quella donna con cui Francese aveva scelto di parlare, quando nessuno prima di lui lo aveva fatto. Poi Le parole di Felicia Bartolotta: "Ho solo uno scopo: riuscire a fare accertare che mio figlio Giuseppe non si è suicidato e che non era un terrorista. Io sono certa che a mio figlio hanno teso un agguato”. Parole raccolte da Francese solo pochi giorni dopo la morte di Giuseppe Impastato. Ma soprattutto Francese aveva scelto di scrivere inchieste, di approfondire. Vide nella diga Garcia gli intrighi affaristici della nuova mafia corleonese. Colse le spaccature all'interno della commissione mafiosa.

Ma non scelse Mario Francese di morire quel 26 gennaio 1979, mentre rientrava dal lavoro. Solo nel 2001 saranno condannati i mandanti del suo omicidio. Trent'anni a Totò Riina, la condanna di Raffaele Ganci, Francesco Madonia, Michele Greco, e Bernardo Provenzano, nella sentenza di appello. “Una delle menti più lucide del giornalismo siciliano – scrivono i giudici -, di un professionista estraneo a qualsiasi condizionamento, privo di ogni compiacenza verso i gruppi di potere collusi con la mafia e capace di fornire all’opinione pubblica importanti strumenti di analisi dei mutamenti in atto all’interno di Cosa nostra”. Mario Francese morì 33 anni fa ucciso dalla mafia.