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La vertenza

Gesip, parli la politica
O dentro o fuori



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La politica ha creato e mantenuto la Gesip. La politica decida cosa fare. E' stata un'operazione soltanto clientelare che è specialmente servita da macchina del consenso? Oppure è  ancora una scelta che - con le opportune modulazioni - potrebbe risultare perfino lungimirante? Le domande sono sul tappeto. Si dia una risposta. Definitiva.
Che non può essere l'elargizione di un obolo fino alla prossima calata in piazza. Una politica seria non dovrebbe agire così, infischiandosene col bel tempo e correndo tardivamente al riparo con la burrasca.

La Gesip serve, perché offre servizi che resterebbero comunque fondamentali pure se non ci fosse? Bene. Si organizzi un piano di ristrutturazione. Si crei un circolo economico virtuoso. Si intervenga con un'idea. La Gesip ha segnato il passo? Non è utile? Sarebbe meglio rimpiazzarla? Si abbia il coraggio di dirlo, garantendo ai lavoratori tutti gli ammortizzarori immaginabili e voltando pagina.

Non è più accettabile lo stillcidio che ha messo in ginocchio Palermo. Non è più lecito, né moralmente plausibile - al cospetto di tanti govani titolati e a spasso - cedere sulla scorta di un ricatto che diventa assedio e violenza. Non è più tollerabile l'accettazione supina di una città a ferro e fuoco. Tocca alla politica stabilire il come, il cosa e il quando. Tenendo presente che i palermitani - sia chi soffre per mancanza di servizi, sia chi eroga le sue prestazioni per sperare nel presente e nel futuro - sono persone da tutelare. L'operaio Gesip e il cittadino meritano di essere difesi e salvati. Al traguardo dobbiamo arrivarci tutti insieme e senza spargimenti di sangue o vittime per la strada. Non è facile? Tuttavia, è proprio compito della politica trovare soluzioni difficili nell'ora più buia. Altrimenti, tanto varrebbe buttarla a mare e mandare lorisignori a potare siepi e giardinetti. Senza auto blu.