Live Sicilia

Il caso Lombardo

C'era bisogno di un giudice?



, Palermo, Politica
Claudio Fava lo ha detto limpidamente in una intervista a Livesicilia: "Ci sono comportamenti provati, a prescindere dalla loro collocazione giuridica. La più alta carica della Regione ha incontrato boss mafiosi. E’ una questione di etica pubblica. Un’altra persona avrebbe compiuto non uno: dieci passi indietro”.
C'è bisogno di un giudice per stabilire l'innocenza di chiunque in termini di sostanza e di forma. C'è bisogno di un giudice, per chiarire se determinate azioni siano illegali o no, codice alla mano. Un semplice cittadino che esca indenne da un provvedimento giudiziario ha diritto al riconoscimento pieno della sua illibatezza. Può invocare una sentenza, un'assoluzione, un'archiviazione come pietra tombale di un'accusa. Non ci sono altre implicazioni, né aspetti da considerare, né responsabilità diverse dal percorso di una singola vita.

Ma qui non parliamo di un cittadino semplice, parliamo del presidente della Regione, Raffaele Lombardo.  Qui la vittima sacrificale del discorso è l'etica, come sostiene Fava. Ed è un discorso che riguarda da vicino la Sicilia, intesa come comunità. I magistrati convergono su un punto. Confermano vicinanze e "strusciamenti" che sarebbe già una concessione definire equivoci. Riecheggia una puzza di stantio, un'attitudine che chiama in causa la rappresentanza e il ruolo- non soltanto la singolarità umana - di Raffaele Lombardo. Il finale è scritto, a prescindere dal futuro immediato. La prossima mossa della magistratura non scalfirà di una virgola la pesantezza del contesto. Non dissiperà - casomai aumenterà - il sospetto di comportamenti inaccettabili sotto il profilo della trasparenza. Nessuna decisione restituirà mai completamente l'onore all'uomo pubblico Raffaele Lombardo, innocente fino a prova contraria, come è giusto che sia. E un politico di così alto rango cos'è, se non gode di un patrimonio di fiducia inattaccabile? Se non possiede uno specchio privo di opacità?

Veniamo ai fatti. C'è un'imputazione coatta e per concorso esterno all’associazione mafiosa e voto di scambio aggravato. Martedì prossimo ci sarà un'altra udienza del processo per reato elettorale ai due fratelli Lombardo. Rileggiamo le parole del procuratore Salvi: "I contatti ci sono stati, ma è in corso di valutazione la qualificazione dei fatti alla luce della sentenza Mannino”. C'è bisogno di un giudice per esprimere un'idea definitiva sulla credibilità del presidente Lombardo? C'è bisogno di un magistrato per quantificare il danno di immagine già in corso, la ferita profonda inferta a una terra sconvolta dagli scandali: questo con gli altri?

Ieri, davanti a un evento che getta un'ombra ulteriore sulla massima istituzione regionale, dal Pd è arrivata una difesa dal braccino corto. Ha detto Giuseppe Lumia, già presidente dell'Antimafia: "Se dovesse esserci un rinvio a giudizio,  chiederemo a Lombardo di dimettersi. Non saremo secondi a nessuno per serietà e coerenza”. Antonello Cracolici ha ribadito: "Adesso toccherà ad un altro giudice pronunciarsi sull’eventuale rinvio a giudizio. Per quel che mi riguarda il Pd sarà coerente con quello che abbiamo sempre detto: di fronte ad un rinvio a giudizio per fatti di mafia, interromperemo il sostegno al governo. Ma, ripeto, ci toccherà vedere ancora altre puntate prima che la telenovela finisca”.

Una trincea difficile per un partito sempre molto attento alla questione morale, specialmente in casa altrui.  Cosa può raccontarci di eclatante un rinvio a giudizio? Cosa può rappresentare di più della situazione che è sotto gli occhi di tutti? Cosa svelerebbe di inedito sul discusso profilo del presidente della Regione, che si riverbera su una collettività martoriata? Ci sono facce e frasi, nell'epoca del lombardismo regnante,  che da sole hanno detto il necessario.  C'è bisogno di un giudice per chiarire con scrupolo la posizione del cittadino Raffaele Lombardo. Ma per liberare la Sicilia da una "telenovela" che sa di tragedia e deriva di un sistema non c'è davvero bisogno di un giudice. Almeno, per una politica responsabile, non dovrebbe essere così.