Emergenza rifiuti, l'inchiesta si allarga - Live Sicilia

Emergenza rifiuti, l’inchiesta si allarga

Centinaia di impiegati Amia a rischio
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Gli indagati sono finora 121, ma potrebbero diventare diverse centinaia. L’inchiesta della Procura sull’emergenza rifiuti a Palermo è destinata ad allargarsi.

I pubblici ministeri hanno preso in esame un solo turno di lavoro sui cinque incriminati. Adesso gli agenti della Digos stanno passando al setaccio gli altri registri di presenza. Il reato ipotizzato è interruzione di pubblico servizio. La posizione più delicata riguarda coloro che avrebbero impedito agli autocompattatori di uscire dai depositi dell’Amia. Sono in corso le procedure di identificazione, anche attraverso i filmati della Digos. Non è escluso che una volta svelate le identità di chi ha organizzato i picchetti la Procura valuti la possibilità di applicare delle misure cautelari. Possibilità prevista per l’interruzione di pubblico servizio, un reato punito con pene fino a sette anni di carcere. I pm stanno valutando anche se agli inquisiti si possa contestare la violenza privata consistita nell’avere impedito ai colleghi di lavorare.

Agli atti dell’indagine si stanno aggiungendo gli esposti di alcune associazioni ambientaliste che hanno raccolto le denunce, a cui sono stati anche allegati i referti medici, di cittadini che avrebbero accusato malori a causa dei cumuli di immondizia rimasti in strada per giorni. Se venisse provato il rapporto col blocco della raccolta la procura potrebbe ipotizzare anche il reato di epidemia colposa.

Sulle vicende che hanno reso Palermo maleodorante è intervenuta anche l’Autorità di garanzia sugli scioperi che ha inviato una nota urgente al prefetto e all’Amia per ottenere chiarimenti. “Al fine di valutare l’eventuale adozione di provvedimenti – precisa una nota – l’Autorità ha, in particolare, chiesto se le astensioni siano state assolutamente improvvise e immotivate; se l’organizzazione dello sciopero sia riferibile ad un soggetto collettivo, se siano state garantite le prestazioni indispensabili e assicurati i diritti fondamentali degli utenti del pubblico servizio erogato”. L’Autorità ricorda inoltre che ogni assemblea, “pretestuosamente effettuata e che non garantisca i servizi minimi, è considerata astensione dal lavoro ai sensi della legge sullo sciopero e da essa possono derivarne le sanzioni che tale legge prevede. Le sanzioni, peraltro possono essere rivolte anche a singoli lavoratori, che intraprendano azioni non autorizzate.


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