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Vieni avanti Trotino...


Tutti che si scandalizzano per il "Trota", esempio di familismo leghista. Ma vogliamo raccontare le gesta dei "Trotini" palermitani?


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Che fa parliamo un attimo delle raccomandazioni italiche? Sì, esatto, quelle che hanno riempito il nostro paese di saccenti e presuntuosi rampolli che non hanno idea di come svolgere il loro lavoro ma che se glielo chiedi ti dicono che sono tanto bravi. Finché non li trovi con le mani nella marmellata è chiaro, anche se in questo caso erano diamanti. Ma va beh.

Stiamo reagendo da bradipi con l'espressione di chi cascò dal pero all'ultimo curtigghio sul Trota ma dovremmo saperlo, non babbìano manco gli altri, più squisitamente in generale, figli o nipoti di uomini di successo che non avendo mai mosso un dito se non verso il cameriere per ordinare champagne hanno avuto incarichi miliardari o hanno truffato, che ne so, all'esame di stato, per dirne una.

I loro paparini, ziettini, amichetti di famiglia hanno deciso di riservargli la poltrona migliore che potessero, spesso più per burattinaggio che per altro ma non importa, perché ciò che conta è che ora sono manager d'azienda, consiglieri regionali, architetti di grido, o per nostra grande sfortuna medici. Che poi per scrivere un sms ti chiedono “ma se avrei si può dire?”.

Ma partiamo dal basso. Se in Italia è così, figuriamoci in Sicilia dove si sa, se ti posso aiutare ti aiuto. Nel nostro delizioso ed onesto piccolo microcosmo alcuni di noi per il compleanno hanno ricevuto la borsa firmata, altri un cellulare, altri 50 euro, ed altri ancora l'abilitazione e lo studio con i soffitti affrescati. Li vogliamo contare questi Trotini palermitani? No, meglio di no.

Fanno dell'assenteismo il loro stile di vita, i turni in ospedale li snobbano perché “tanto lo sanno tutti chi è mio padre” e in studio fanno mezza giornata, mollando peraltro tonnellate di lavoro al praticante con dodici master che sapendo quanto poco valgano, ogni notte sogna di investirli con un autoarticolato. Questi lavativi DOC oltre ad essere dei perfetti incompetenti si chiedono anche come mai nessun loro amico si affidi alle loro professionalità.

Perché in tutto questo hanno rimosso quella volta che per fare i tochi hanno confessato al mondo che in effetti non è che proprio si sono rotti la schiena sui libri e “cioè, agli esami mi interrogavano gli amici di mio padre, dai, era ovvio che passavo”. O meglio, se li conosci superficialmente ti raccontano quanto hanno dovuto sgobbare, fare gavetta ed altre frasi canoniche che probabilmente hanno sentito solo in Tv, ma se li frequenti perché siete amici e così, un giorno gli fai notare che forse a quell'ora dovrebbero essere a lavoro ti rispondono che “Ma noooo.. figurati! Non ho mai fatto niente pensa ora che ho l'assistente che è pure bona”. Non fa una grinza. Solo che intanto nella tua testa si insinua quel vago sospetto di raccomandazione misto schifìu accompagnato dal gingle del lotto (ponzi-ponzi-pò-pò-pò-ti-piace-vincere-facile).

Io sarò cretina ma mi chiedo, se 'sto ragazzo era un inetto e tu, proprio tu padre raccomandante sapevi meglio degli altri che lo fosse, dico, ti pareva il caso di farlo diventare medico o ingegnere? Voglio dire, finché lo fai assittare nella poltrona buona della società di famiglia saranno affari vostri, ma se crolla il palazzo e finisco in braccio alla signora di sotto poi sappi che ti vengo a cercare e ti trovo anche, papi.

Ovviamente esistono le eccezioni, esistono padri siculi abbastanza intelligenti da capire che quella capra comprovata del figlio è in grado di presiedere e dirigere solo l'account di Facebook ed esistono professionisti seri che hanno studiato (e incredibile ma vero hanno anche fatto il tirocinio) per arrivare dove sono. Ma per il resto siamo circondati da medici accoppacristiani ed avvocati che cusciulìano tutto il giorno a Mondello. Poco male perché finché li conosci li eviti, e io che ti conosco, col kaiser che mi faccio visitare da te che quando eravamo all'università avevi più calcinculo tu che i bambini nella giostra “ù foritalico”.