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L'intervista

Lo sfogo di Cammarata su "S"
"Il Pdl poteva vincere: ecco come"


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L'ex sindaco di Palermo torna sulle amministrative commentando l'operato di Massimo Costa, imputando a "scelte di coalizione" i passi falsi sulle partecipate e indicando tre nomi che secondo lui avrebbero portato il Pdl alla vittoria. Eccoli.

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Diego Cammarata parla delle amministrative e si toglie qualche sassolino dalla scarpa, come quando passa in rassegna l'operato della sua amministrazione e imputa a “scelte di coalizione” i passi falsi sulle partecipate. O come quando commenta la performance di Massimo Costa, il candidato sostenuto dal suo partito. In un'ampia intervista esclusiva al mensile “S” in edicola, l'ex sindaco racconta la sua nuova vita dopo le dimissioni e commenta l'exploit di Leoluca Orlando.

Per l'ex sindaco l'atteggiamento di Massimo Costa, che ha preso le distanze dalla sua amministrazione, “è stato un errore”. Un errore dimostrato dal risultato del più vicino a Cammarata dei consiglieri Pdl, Giuseppe Milazzo: “Aveva preso 2.293 voti nel 2007, ne ha presi 2.090 adesso – dice l'ex sindaco -. È l'unico nel Pdl che ha tenuto. Ognuno ha le proprie strategie, per carità, ma forse sarebbe servito di più mettere in evidenza le cose buone fatte da questa amministrazione, magari prendendo le distanze dagli errori, che certamente sono stati commessi”.
Cammarata, però, non imputa l'errore al Pdl: “È stato Costa a sbagliare la campagna elettorale – spiega -. Il Pdl non ha mai preso le distanze dalla mia sindacatura. Io credo che il Pdl abbia sofferto l'assenza di comunicazione politica, perché nel periodo caldo i maggiori referenti palermitani si trovavano in una posizione che non permetteva loro di partecipare al dibattito: Schifani alla presidenza del Senato e Alfano al ministero della Giustizia. E il coordinamento regionale del partito si ferma a Enna”. La scelta della candidatura, secondo Cammarata, è stata sbagliata: “Io – spiega - credo che Cascio, Scoma o la Vicari avrebbero vinto, anche in caso di ballottaggio. E Orlando contro uno di loro non si sarebbe candidato. È sceso in campo perché ha capito che poteva affondare nel burro”.