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"IL VENDITORE DI PENSIERI"

Luigi Pirandello, il Re di Svezia
e un premio Nobel a rischio


A 145 anni dalla nascita di Luigi Pirandello, pubblichiamo una pagina tratta da "Il Venditore di pensieri" di Aldo Sarullo sul drammaturgo siciliano.

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, Venditore di pensieri
Rischiò di non vedersi consegnare il Premio Nobel. Il 10 dicembre del 1934 Luigi Pirandello rischiò d’essere il grande assente. Accadde un fatto che avrebbe potuto far divenire pirandelliana una cronaca che, seppure emozionante, invece era ed è rigorosamente protocollare. Assente, ma non per sua scelta. E infatti, pur se il drammaturgo siciliano, diversamente da altri, non aveva mosso un dito per ottenere il premio letterario più ambito e più ricco, egli, più abile a scriverla la vita che a viverla, letteralmente si perse nei meandri del maestoso palazzo di Stoccolma dove avveniva, come ancora oggi, la cerimonia di consegna dei Nobel.

Pirandello era stato accompagnato da un diplomatico italiano che, giunto all’ingresso destinato al pubblico, lo lasciò seguitare da solo verso l’altro ingresso, quello del palcoscenico, destinato ai premiandi. Lo scrittore siciliano era lì principalmente per un merito. Perché con l’Opera sua aveva sovvertito il piacere, la dinamica emotiva della letteratura, soprattutto di quella teatrale. Nel lettore e nello spettatore Pirandello aveva, senza artificiosità, sostituito le consuete emozioni dei sentimenti con le emozioni della ragione. Emozioni a loro modo, nel modo di Pirandello, esclusive. Vere inondazioni del ragionare sulla pelle di tutti. Un godimento nuovo che dalla mente scivola nel cuore e mischia l’una nell’altro. A mischiarsi, quel 10 dicembre ’34, per Pirandello furono i corridoi e le porte. Ne aprì, ne richiuse, riprovò. E più nessuno a cui chiedere. Nulla che lo portasse al palcoscenico. Poi giunse finalmente un uomo, alto, distinto. “Dovrei essere premiato, ma mi sono perso”, gli confessò Pirandello. “L’accompagno” – gli rispose affabilmente quell’uomo e, dinanzi a una porta poco distante, la indicò: “Ecco, è qui”. “Le sono infinitamente grato” – disse Pirandello aprendo la porta e con comprensibile riconoscenza: “Prego, si accomodi” - aggiunse. L’uomo sorrise e con voce soffiata gli disse: “Grazie, ma non posso. E’ la regola. Io devo entrare per ultimo e dopo di me nessuno. Sono il re di Svezia”.

Era Gustavo V e così dalle sue mani Luigi Pirandello, assommando al merito un po’ di fortuna, poco dopo poté ricevere personalmente il Premio Nobel.