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Processo Mori

Borsellino e l'inchiesta mafia-appalti


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Al processo all'ex generale del Ros testimoniano lo scrittore Luca Rossi e il parlamentare Carlo Vizzini. La corte ha chiamato a testimoniare capitano dei carabinieri Antonello Angeli, il pentito Gaspare Spatuzza e i magistrati Lo Forte e Natoli.

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Un uomo spezzato in due. È la descrizione che lo scrittore Luca Rossi ha fatto del giudice Paolo Borsellino, deponendo stamattina in aula nel processo contro gli ex alti ufficiali del Ros Mario Mori e Mauro Obinu, accusati del mancato arresto di Bernardo Provenzano a Mezzojuso nel 1995.

Rossi, che ha deposto come teste della difesa, incontrò Borsellino il 2 luglio del 1992, pochi giorni prima che il magistrato venisse assassinato nella strage di via d'Amelio. “Prima della strage di Capaci – ha raccontato lo scrittore – Borsellino era spesso allegro e guascone, quel giorno invece era completamente diverso. Era preoccupato della sua sicurezza e certo che avrebbe fatto la stessa fine di Falcone, ma sicuramente non si aspettava che avvenisse così presto. Il suo primo obiettivo era arrestare gli assassini e i mandanti dell'omicidio Falcone”.

Da quella conversazione con Borsellino, Rossi ricavò un'intervista, pubblicata sul Corriere della Sera il 21 luglio 1992, ovvero due giorni dopo la strage di via d'Amelio. “Borsellino – ha spiegato il giornalista - non mi dava notizie su indagini in corso, ma parlavamo genericamente, mi dava degli spunti: lui collegava l'omicidio Lima alla strage Falcone e dunque a mafia e appalti. Era su questo che Borsellino voleva indagare, perché era la materia su cui voleva indagare Falcone".

Nel processo è dunque ricomparsa l'indagine sul connubio mafia politica nel settore degli appalti, condotta dal Ros fin dal 1991, e considerata dalla difesa di Mori e Obinu come il vero movente che portò all'accelerazione dell'assassinio di Paolo Borsellino. La procura invece batte da alcuni anni la pista della cosiddetta trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra, su cui è stata recentemente chiusa un'indagine parallela al processo in corso.

Di mafia e appalti ha parlato stamattina anche un altro teste citato dalla difesa: il senatore socialista Carlo Vizzini. L'ex esponente del Pdl ha raccontato di avere cenato con Borsellino il 16 luglio del 1992, al ristorante “Il Moccoletto” di Roma. “In quell'occasione parlammo anche dell'indagine su mafia e appalti – ha detto Vizzini – e secondo me le stragi di Falcone e Borsellino furono un golpe per difendere il sistema illecito che ruotava attorno agli appalti''.

A quella cena erano presenti, secondo Vizzini, anche i magistrati Guido Lo Forte e Gioacchino Natoli. “Con loro mi davo del tu – ha sottolineato Vizzini – mentre con Borsellino non c'era questa confidenza”. Appena tre giorni prima di quella cena, proprio Lo Forte aveva firmato la richiesta di archiviazione dell'indagine mafia e appalti. Il pm Nino Di Matteo ha poi chiesto a Vizzini, che all'epoca era segretario del Psdi, se la sostituzione di Vincenzo Scotti al vertice del Viminale, nel nuovo governo presieduto da Giuliano Amato, fosse stata avvertita in ambito politico come un calo di tensione nella lotta alla mafia. “Devo dire che io l'ho pensato – ha risposto Vizzini – ma all'epoca il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, e il premier Giuliano Amato s'interessavano personalmente ai soggetti indicati dai partiti per fa parte del nuovo governo”. L'ipotesi della procura è che la sostituzione di Scotti con Mancino al Ministero dell'Interno sia stata una manovra per favorire la trattativa in corso con Cosa nostra.

Per focalizzare meglio alcuni passaggi cruciali dell'epoca la corte presieduta da Mario Fontana ha chiesto di sentire proprio i magistrati Lo Forte e Natoli. E a deporre, dopo la sospensione estiva, saranno chiamati anche il capitano Antonello Angeli e il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza.