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Sequestro da 1,5 milioni

Estorsione e truffa,
arrestato Elio Lupo


In cella l'imprenditore palermitano Elio Lupo, titolare di alcune agenzie di scommesse e di una sala bingo sequestrata alla mafia. Sua era stata l'idea di aprire il Museo del gioiello. Iscritto ad Addiopizzo era stato sospeso alcuni mesi fa.

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, Cronaca, Palermo
Estorsione, appropriazione indebita, truffa aggravata ai danni dello Stato, falso e peculato. È lungo l'elenco dei reati contestati a Elio Lupo, imprenditore palermitano di 35 anni. È stato stato arrestato stamani dagli agenti del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. L'inchiesta è coordinata del pubblico ministero Maurizio Agnello.

Lupo, imprenditore nel settore delle scommesse, due anni fa ha rilevato e riaperto una sala bingo in via dei Cantieri. La sua Elle Group srl aveva ottenuto la concessione della Campione Bingo & Games, un tempo gestita dalla Enterprise, una società riconducibile a Nicola Mandalà, boss di Villabate. E nella sala bingo all'inizio Lupo aveva pure ospitato un corner di Addiopizzo. L'associazione antiracket, nell'aprile scorso, lo ha però sospeso alla luce di alcune indagini sul mondo delle scommesse.

Di Elio Lupo era stata l'idea di aprire un museo del gioiello antico siciliano e delle arti minori all'interno di Palazzo Castrone S. Ninfa di Palermo. Un progetto mai decollato e per il quale l'imprenditore ha attinto ai finanziamenti europei. Secondo i finanzieri, però, Lupo avrebbe fatto emergere pagamenti di fatture mai avvenuti con il solo obiettivo di incassare i contributi. Una truffa da un milione e mezzo di euro, tanto quanto gli è stato ora sequestrato.

Non è tutto perché a Lupo vengono contestati alcuni episodi di estorsione ai danni dei dipendenti dei suoi centri scommessi costretti a lavorare in nero e a subire vessazioni sotto la costante minaccia del licenziamento in tronco. Un'impiegata sarebbe stata obbligata rientrare in servizio nonostante fosse in maternità.

Lupo non è nuovo alle inchieste giudiziarie. Alcuni mesi fa era finito nel mirino dei finanzieri perché avrebbe alterato i dati comunicati ai Monopoli di Stato attraverso il sistema informatico che registra le giocate. L'ipotesi di peculato riguarda invece una società, sempre di Lupo, che gestisce la vendita nei distributori automatici dei biglietti per gli autobus. I ticket venivano venduti ma l'Amat non incassava i soldi.

Per finire ci sono i reati fiscali. Lupo, infatti, non avrebbe dichiarato 56 milioni di euro al Fisco e avrebbe emesso fatture false per oltre 3 milioni di euro.