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Il contributo

"La Tela strappata"
è un pezzo di storia


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Il senso del documentario "La tela strappata", che sarà proiettato stasera a Selinunte nell'ambito del Festival della Legalità, è raccontare attraverso i telegiornali una precisa fase storica, le 1367 ore che trascorsero dalla strage di Capaci a quella di via D’Amelio a Palermo, dimostrando che, a distanza di 20 anni, quei tg fanno a tutti gli effetti parte della storia (Barbara Scaramucci è direttore di Rai Teche).

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“Quando la cronaca diventa storia”. La frase, ormai molto utilizzata, fu per la prima volta il titolo di una trasmissione televisiva nel 1983, la cui prima puntata fu dedicata allo scandalo del Watergate dieci anni dopo. In effetti, solo 30 anni fa, la televisione non era considerata una fonte di storia contemporanea, come è riconosciuta oggi dagli studiosi e dagli esperti, oltre che dagli studenti e dai ricercatori.

Il senso del documentario di Giancarlo Licata, realizzato esclusivamente con materiale giornalistico delle Teche Rai, è proprio questo: raccontare attraverso i telegiornali una precisa fase storica, le 1367 ore che trascorsero dalla strage di Capaci a quella di via D’Amelio a Palermo, dimostrando che, a distanza di 20 anni, quei tg fanno a tutti gli effetti parte della storia.

Perché quei servizi di cronaca, che tutto descrivono e niente nascondono, parlano già di solitudine, di strane coincidenze, di segnali inquietanti che il giudice Borsellino recepisce in quelle drammatiche settimane e che oggi, purtroppo, siamo in grado di interpretare in modo assai più preoccupante alla luce dei dati e delle rivelazioni sulle possibili trattative fra lo Stato e la mafia intercorse in quelle ore.

La forza dell’archivio della Rai sta proprio in questo, “La tela strappata” ne è una conferma oggettiva, e dimostra l’importanza del lavoro di tipo documentaristico su singoli eventi, in chiave di interpretazione della storia. La Direzione Teche svolge, in questo senso, anche una funzione di stimolo nei confronti delle strutture editoriali, perché abbiano sempre più voglia di rilanciare il documentario come forma di indagine giornalistica a posteriori, una sorta di format che si ritrova nel lavoro di Giancarlo Licata.