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Dopo 36 anni

Altri due assolti
per la strage di Alcamo Marina


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Dopo 36 anni sono stati assolti con formula piena Vincenzo Ferrantelli e Gaetano Santangelo, condannati per la strage alla caserma di Alcamo Marina, nel Trapanese, del 26 gennaio 1976. Così è terminato il processo di revisione che ha scagionato anche Giuseppe Gullotta (nella foto con Baldassare Lauria), dopo 22 anni di carcere da innocente.

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Ci sono voluti 36 anni e oggi la sezione per i minorenni della Corte d'appello di Catania ha assolto con formula piena Vincenzo Ferrantelli e Gaetano Santangelo, condannati a 14 e 22 anni per la strage nella caserma di Alcamo Marina (Trapani) del 26 gennaio 1976, in cui morirono i carabinieri Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo.

Il processo di revisione era scaturito dopo che un ex carabiniere, Renato Olino, spiegò che le confessioni erano state estorte con le torture e lo scorso febbraio la Corte d'appello di Reggio Calabria aveva scagionato Giuseppe Gulotta - rimasto in carcere per 22 anni - mentre Ferrantelli e Santangelo si erano rifugiati in Brasile prima che le condanne diventassero esecutive. Altre due persone furono coinvolte: Giuseppe Vesco e Giovanni Mandalà, entrambi deceduti. Vesco si sarebbe suicidato in carcere nell'ottobre '76, ma di lui il pentito Vincenzo Calcara ha riferito che è stato assassinato in cella. Ora l'avvocato Baldassare Lauria, che con il professor Giovanni Aricò ha assistito Ferrantelli e Santangelo nel processo di revisione, ha annunciato che, nella qualità di presidente dell'organizzazione non governativa "Progetto Innocenti", ha chiesto di essere sentito dalla Commissione parlamentare antimafia.

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Le nuove emersioni processuali dimostrano un legame tra la strage di Alcamo Marina e i sequestri di Nicola Campisi e Luigi Corleo (quest'ultimo suocero dell'esattore Nino Salvo, ndr), avvenuti nel luglio del 1975". Campisi venne rilasciato dopo circa un mese e dietro pagamento di un riscatto di settanta milioni di lire; di Corleo non si seppe mai più nulla, gli inquirenti ritengono che sia stato ucciso col metodo della lupara bianca.

Della strage di Alcamo Marina si era interessato anche Peppino Impastato, ucciso il 9 maggio 1978 a Cinisi. Nelle ore successive al delitto, i carabinieri, guidati dal colonnello Antonio Subranni, sequestrarono nell'abitazione della mamma dell'attivista di Democrazia proletaria, Felicia Impastato, una serie di documenti. Tra questi, come risulta nei verbali, c'era anche una cartella su Alcamo Marina. Cartella mai restituita alla famiglia (al contrario degli altri documenti), come ha recentemente affermato il fratello, Giovanni Impastato.

Le indagini, all'epoca della strage, furono coordinate dal colonnello Giuseppe Russo, poi ucciso a Ficuzza, nel Palermitano, nell'agosto '77. E per il suo assassinio, cosi' come è accaduto per la strage, furono incolpati e condannati tre innocenti: Salvatore Bonello, Rosario Mulè e Casimiro Russo, pastori di Camporeale, assolti dopo che l'avvocato Alfredo Galasso chiese e ottenne la revisione del processo.

Recentemente Walter Veltroni, membro dell'Antimafia, ha sostenuto che dietro la strage di Alcamo Marina ci sarebbe lo zampino di Gladio. Falcetta e Apuzzo avrebbero fermato, il giorno prima di essere uccisi, un furgone che trasportava armi, presumibilmente con a bordo uomini della struttura segreta. Quindici anni dopo la strage, ad Alcamo Marina, la polizia scoprì un arsenale nella disponibilità di due militari dell'Arma: l'appuntato Vincenzo La Colla, che è stato caposcorta dell'ex ministro ai Beni culturali Vincenza Bono Parrino, all'epoca presidente della Commissione Difesa del Senato, e il brigadiere Fabio Bertotto (più volte impegnato in missioni in Somalia). Furono accusati di essere gli armieri della cosca mafiosa di Alcamo e poi scagionati perché appartenenti entrambi ai Servizi. La Colla ha patteggiato una pena solo per l'accusa di detenzione illegale di armi.