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La strategia del governatore

E il Lombardo furioso ringrazia


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Il "caso Monti" e le polemiche degli ultimi giorni hanno tracciato la strada della campagna elettorale dei lombardiani, all'insegna del "giù le mani dall'autonomia". Il governatore ha tirato fuori gli artigli, con qualche eccesso. Ora tocca ai suoi avversari uscire dal torpore e prendere le contromisure

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La domanda è semplice. Dopo il gran bailamme delle ultime 48 ore, la lettera di Monti, i titoli a nove colonne sulle prime pagine dei giornali nazionali, il summit a sorpresa tra il premier e Napolitano, i 400 milioni girati in fretta e furia alla Regione in concomitanza col solenne annuncio 'abbiamo scherzato, il default non c'è', insomma, dopo il putiferio che si è abbattuto su Palermo in questo complicatissimo luglio, Raffaele Lombardo e la sua parte politica sono più forti o più deboli?

Poiché di politica si tratta, è ovvio che ciascun partito sceglierà la riposta che più gli fa comodo. E però, a taccuini chiusi e ben lontano da microfoni e registratori, qualche avversario del governatore ammette: “Non è che gli abbiamo fatto un favore?”. Sì, perché come accaduto altre volte, Lombardo, che come politico è più bravo che come amministratore, nel momento di difficoltà ha sfoderato gli artigli, offrendo di sé un'immagine fiera e battagliera. Al netto degli eccessi verbali (e senz'altro il censurabilissimo “vammoriammazzato” è rubricabile a questa voce), dei quali peraltro il governatore aveva fatto sfoggio diverse altre volte, Lombardo ha comunque cercato di girare a suo vantaggio la frittata, cavalcando i temi dell'autonomia a lui tanto cari e accusando Roma e i poteri forti di tramare un colpo di Stato contro la Sicilia. Slogan e temi questi assai cari al suo popolo, che è parso ringalluzzito in queste ore. L'assist definitivo è arrivato poi dalla smentita del default imminente da parte dello stesso governo nazionale, che permetterà al presidente di presentarsi domattina all'Ars dipingendo come cinici profeti di sventura i suoi oppositori. Ai quali, Udc e Ivan Lo Bello in primis, ormai Lombardo riserva diverse quotidiane dosi di veleno.

Insomma, malgrado l'accerchiamento e lo sputtanamento internazionale, l'affaire Monti potrebbe trasformarsi in un'arma a doppio taglio per gli avversari del governatore, tracciando sostanzialmente il canovaccio di una campagna elettorale che si giocherà tutta sul “giù le mani dalla Sicilia”, in contrapposizione a un governo nazionale verso il quale il malcontento popolare certo non manca.

Tocca adesso agli avversari del blocco lombardiano prendere le contromisure necessarie. E qui i problemi non mancano. Il governatore ha gioco facile nel raccontare che i partiti nazionali stanno facendo di tutto per evitare il voto ad ottobre. Potrà non essere vero, ma è per lo meno verosimile. A destra di Lombardo, il Pdl va avanti a passo lento, offrendo di sé un'immagine incerta, nell'attesa che Alfano tra le dimissioni di Nicole Minetti e i coup de theatre di Berlusconi trovi il tempo per dire una parola definitiva sulla Sicilia. Il Pd a sua volta, nel nome dell'unità del centrosinistra, resta in attesa dell'oracolo di Orlando, mentre l'Idv del Professore mena ceffoni quotidiani ai democratici, al governo Monti che i democratici sostengono e al Quirinale. Uno scenario di generale confusione che solo dopo le dimissioni di Lombardo comincerà forse a diradarsi. In questo quadro, l'unico ad aver messo i motori avanti con una certa efficacia sembra essere Rosario Crocetta, il guastafeste perfetto di questa campagna elettorale. “Piace a mia madre che ha ottant'anni e agli amici di mio figlio che ne hanno diciotto. Ma io non lo voterei”, ha detto a Live Sicilia Raffaele Lombardo. Facendogli, soprattutto con le sue ultime parole, un grosso, grossissimo regalo.