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Maxi sequestro al boss di Bronte

Sigilli all'allevamento
e agli immobili di Salvatore Catania


, Catania, Cronaca

Sette immobili, un mega allevamento di bovini, due autovetture e numerosi conti correnti per un valore complessivo di 500mila euro sono stati sequestrati a Salvatore Catania, ritenuto "signore" della mafia di Bronte, in contatto con i Lo Piccolo di Palermo.

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Allevatore di bestiame, mafioso di primo pelo, Salvatore Catania, detto “Turi”, era stato  arrestato con l'operazione "Padrini" nella quale erano emersi i collegamenti esistenti con il gruppo degli Asinnata e con il reggente di Cosa nostra catanese, Enzo Aiello.

Le telecamere nascoste del Ros hanno ripreso, durante le indagini dell'operazione Iblis, un summit presso il bar di Sferro gestito da Antonino Bergamo, al quale hanno partecipato uomini ritenuti vicini ai Lo Piccolo di Palermo. Le immagini documentano la presenza di Fausto Seidita, fratello di Giancarlo, reggente del mandamento Cruillas–Noce di Palermo e di Massimo Giuseppe Troia, presunto affiliato della famiglia di San Lorenzo. Seidita e Troia, insieme a Vincenzo Aiello, si erano recati a Valguarnera, in provincia di Enna, per organizzare il tentativo di messa a posto dell'azienda "F.lli Arena Spa". A quella spedizione estorsiva avrebbe partecipato anche Salvatore Catania, intercettato mentre comunicava che Sebastiano Cannizzaro, da poco uscito dal carcere, aveva chiesto un incontro con uomini della cupola.

Secondo il collaboratore di giustizia Ignazio Barbagallo, Salvatore Catania sarebbe stato in contatto con Vincenzo Aiello e con i latitanti Santo La Causa (adesso pentito) e Carmelo Puglisi. Successivamente Catania avrebbe avuto un ruolo nel risoluzione del conflitto presente ad Adrano tra la famiglia Santangelo, affiliati a Cosa nostra, e la famiglia Scalisi, affiliati ai Laudani.

La fedina penale di Salvatore Catania è lunga, non si contano i precedenti per porto abusivo e detenzione di armi, le misure di sorveglianza speciale ed obbligo di soggiorno, gli arresti e le successive condanne per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Il sequestro dei beni del mafioso Salvatore Catania, ottenuto all'interno dell'inchiesta "Iblis", coordinata dal procuratore Giovanni Salvi e dai pm Antonino Fanara, Carmelo Zuccaro e Agata Santonocito, è frutto delle indagini patrimoniali del maggiore Luigi Arcidiacono, che ha incrociato movimenti bancari, visure camerali, acquisti e cessioni delle quote dell'allevamento di bovini tra i familiari del mafioso di Bronte.