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Massimo Ciancimino

"Sono un pirla, non dovevo parlare
Ingroia mi ha mollato"


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Massimo Ciancimino a ruota libera a "La Zanzara" su Radio24 si pente di aver deciso di parlare alla magistratura. "La verità è che l'omertà paga, basta vedere quello sta accadendo in questi giorni" dice. Poi attacca Ingroia che non l'avrebbe più tutelato.


"Mi definirei un pirla perché basta vedere e leggere i giornali, quello che sta succedendo, si arriverà a giorni alla richiesta di rinvio a giudizio di un processo che tutto o quasi tutto è fatto sulle mie dichiarazioni e mi trovo a fianco a undici coindagati che in parte ho anche accusato. Non mi viene neanche riconosciuto il ruolo di quello che ho fatto. Le mie dichiarazioni vengono usate per tenere in piedi l'ossatura dell'inchiesta, una cosa pazzesca". Lo dice alla Zanzara su Radio 24 Massimo Ciancimino, figlio di Vito Ciancimino, accusato di calunnia dalla procura di Palermo per alcune dichiarazioni fatte sul ruolo dell'ex capo della Polizia De Gennaro nella trattativa Stato-mafia.

"La mia vita - dice ancora Ciancimino- è sezionata da dieci anni di intercettazioni telefoniche che sono pubblicate dappertutto. Gli altri pentiti hanno ucciso persone, sciolto bambini nell'acido. Fidarmi delle istituzioni è stato l'errore più grosso, se tornassi indietro non lo farei più. Io ho solo risposto a domande di un magistrato, raccontando il pensiero di mio padre. Poi stava ai magistrati capire cosa intendeva mio padre. La verità è che l'omertà paga, basta vedere quello sta accadendo in questi giorni".

Poi Ciancimino critica il procuratore Antonio Ingroia: "A un certo punto non mi sono sentito abbastanza tutelato da Ingroia e dalla procura, venivo visto con diffidenza. Nel suo libro mi ha definito come eccessivamente mediatico, uno che frequenta congressi di partito, che presenta libri. Forse aveva uno specchio davanti, mentre parlava. Come si dice, chi pratica lo zoppo impara a zoppicare".