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Dal Corriere della Sera

Le venti società di Dell'Utri
"Così smistava i soldi di Silvio"


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Secondo i pm di Palermo quelle somme sono il frutto di un'estorsione: il prezzo della mediazione condotta dal senatore con gli uomini di Cosa Nostra per garantire la protezione a Berlusconi e alla sua famiglia.

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Ancora novità sul processo Dell’Utri che vede l’ex numero uno di Publitalia e senatore in quota Pdl sotto inchiesta per aver estorto grandi quantità di denaro all’ex premier Silvio Berlusconi.

Adesso, come racconta “Il corriere.it”, spuntano nell’indagine almeno 20 società e alcuni prestanome che avrebbero aiutato Dell’Utri a movimentare e frazionare le decine di milioni di euro ricevuti da Berlusconi negli ultimi dieci anni, spostandoli all’estero.

Secondo i magistrati palermitani, il Procuratore aggiunto Antonio Ingroia ed il sostituto procuratore Nino Di Matteo, questi capitali sarebbero il frutto di un’estorsione mediata proprio da Dell’Utri nei confronti di Cosa Nostra per garantire la sicurezza dell’ex premier e della sua famiglia.

A questo punto dunque, gli inquirenti - racconta il "Corriere" - si concentrano sui capitali in uscita cercando di individuare i beneficiari degli altri versamenti e tutti i canali di reimpiego dei fondi collegati, facendo un passo indietro e ripartendo dai risultati delle indagini svolte nel corso dell’inchiesta ‘p3’ dove Dell’Ultri è indagato insieme ad altri politici. Due anni fa infatti erano stati gli investigatori del nucleo Valutario che avevano scoperto una lunga serie di versamenti fatti da Berlusconi a Dell’ Utri, per un totale di circa 10 milioni di euro, insieme al pagamento della famosa casa sul lago di Como, a quanto sembra pagata dall’ex premier il doppio del suo valore reale.

A questa prima tranche di denaro che comprende anche lo spostamento a Santo Domingo di 11 milioni di euro, una parte del prezzo pagato per la villa a Como, seguono anche altri spostamenti di grandi quantità di capitale verso la Svizzera e Cipro. Quella segnalata dai controlli di Banca Italia sembra essere infatti una rete molto fitta di collegamenti comprendente svariate banche estere e più di 70 depositi. Ma, per quanto emerge dal rapporto degli stessi investigatori, questi movimenti non sarebbero stati possibili senza l’aiuto di alcuni manager e uomini d’affari italiani e stranieri.

Si apre così il filone di indagini che potrebbe condurre il senatore Dell’Utri all’accusa di riciclaggio.  All’attenzione degli investigatori si sono aggiunti infatti un gran numero di assegni dei quali il beneficiario non sarebbe facilmente individuabile e svariati spostamenti di capitali che coinvolgerebbero la Tome Advertising, società spagnola che fa capo a Giuseppe Donaldo Nicosia, che nel 2009 avrebbe erogato bonifici a beneficio di Dell’Utri per circa 400 mila euro. Nel mirino, tra l’altro, c'è anche una triangolazione finanziaria transitata per un istituto di credito di Nicosia, già segnalata dalla Deutsche Bank, anche se ufficialmente si sarebbe trattato di affari legati al mondo dell’arte. Ciò che ha destato l’attenzione degli investigatori e che spalancherebbe le porte all’accusa di riciclaggio è che tutti questi movimenti sembrano finalizzati a mantenersi al di sotto della soglia di tracciabilità.

Per questo motivo gli inquirenti ritengono necessario sentire l’ex premier Silvio Berlusconi e sua figlia Marina, cointestataria di uno dei conti incriminati. L’accusa infatti ipotizza che non ci sia soltanto l'estorsione a monte di questa faccenda ma che parte delle ingenti somme di denaro versate a Dell’Utri sia stata erogata per comprare il silenzio su alcuni fatti inerenti la vita dell’ex premier.