Live Sicilia

Le cronache del '99

Così i quotidiani raccontarono
dello scandalo mazzette


Dai giornali del maggio 1999 le cronache dell'arresto del dirigente del Comune Milani

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È la mattina del 12 maggio 1999 e sotto la testata del Giornale di Sicilia in prima pagina campeggia il titolo “'Tangenti per pagare meno tasse' Arrestato un dirigente”. Si tratta di
Alfredo Milani, allora cinquantunenne dirigente dell'Ufficio Tributi del Comune. La prima pagina della sezione Palermo del quotidiano è interamente dedicata alla vicenda, con tanto di foto: a seguito della denuncia di un imprenditore di cui ancora non viene rivelato il nome e della cui identità si scopre soltanto una parentela con la moglie dell'allora (e nuovamente oggi) sindaco Orlando, Milani viene messo sotto controllo dalla polizia che piazza microspie negli uffici del Comune e riesce a procurare prove sufficienti per far sì che il pm Paolo Guido avanzi una richiesta di custodia cautelare. La vicenda, dimenticata e riportata alla memoria in questi giorni da Live Sicilia, viene raccontata nel dettaglio dagli articoli di Leopoldo Gargano e Rino Canzoneri, nei quali si evince che siano state le dichiarazioni stesse del dirigente a convincere il gip Antonio Caputo a confermare la custodia cautelare.

La reazione della giunta comunale, allora come oggi guidata da Leoluca Orlando, non tarda. Secondo le cronache, la giunta decide di prendere le distanze dal dirigente, cui solo un anno prima era stato rilasciato l'importantissimo incarico di responsabile dell'ufficio tributi, e sottolinea come sia l'amministrazione sia l'ufficio dei Tributi abbiano collaborato durante l'indagine. Il sindaco prende posizione: “Leoluca Orlando ha subito sospeso Milani dal servizio e dallo stipendio e lascia intendere di ritenersi parte lesa, in quanto il reato ipotizzato ha provocato mancati introiti al Comune”. Inizia così una settimana di maggio in cui il caso “tangenti sulla tassa per rifiuti” rimpolpa le pagine della cronaca: il 13 maggio si viene a sapere che, subito dopo il suo arresto, il cartellino di Milani risulta timbrato, le indagini puntano su un vigile urbano. Si legge anche il nome dell'imprenditore cui Milani ha chiesto la mazzetta di 10 milioni più un tappeto: Giovanni Guajana, titolare di un'impresa di ferramenta che in cambio avrebbe ricevuto un considerevole sconto sulla tassa dei rifiuti. Si viene a conoscenza di nuove prove: Milani avrebbe incassato, dopo la richiesta, circa un milione e mezzo da un altro imprenditore. "Sembra però che Milani abbia respinto gli altri episodi di concussione, dicendo che si tratta solo di 'malintesi'"», scrive il Giornale di Sicilia, che il 17 maggio torna sulla vicenda: “Milani ammette le tangenti”. “Il Capo dell'ufficio Tributi del Comune ha confessato di aver avuto mazzette da cinque imprenditori”, scrive il quotidiano. Il dirigente verrà nuovamente interrogato nei giorni successivi, e le indagini proseguiranno.