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Lo dice il New York Times

La Sicilia, "Grecia d'Italia"


Secondo il giornale newyorkese, il problemi della Sicilia potrebbero sommergere l'Italia e dare avvio a una fase di declino che porterebbe al default. Ecco cosa dice l'articolo.


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Il rischio default della Sicilia si guadagna anche i riflettori della stampa americana. Ieri infatti il New York Times, come il The Guardian sabato, ha trattato la ‘questione siciliana’ passando la lente di ingrandimento sui conti della regione.

L’articolo, firmato da Rachel Donadio, il cui titolo corrisponde a: "I problemi finanziari della Sicilia minacciano di far affondare l'Italia", si apre con un paio di righe più che eloquenti: “Come il Primo ministro Mario Monti combatte per proteggere l’Italia dal contagio, generato dai suoi oneri finanziari che hanno raggiunto livelli pericolosi, una regione in particolare è stata sotto i riflettori: la Sicilia, che alcuni temono sia diventata ‘la Grecia Italiana’ perché è a rischio di insolvenza del suo ingente debito pubblico”.

Alla base del rischio default della Regione, secondo il quotidiano newyorkese, non ci sarebbe la riduzione delle spese chiesta dall’Europa al premier Monti ma il sistema di spesa e di assunzione del personale tutto al siciliano: “ Molti critici dicono che l’Italia – e la Sicilia in particolare – è arrivata ad avere gravi ristrettezze finanziarie non per il rigore economico ma per la spesa pubblica sfrenata degli anni passati, frutto di un sistema radicato del tipo ‘posti di lavoro in cambio di voti’ che ha contribuito a mantenere in piedi i governi italiani e a lasciare il posto di lavoro ai siciliani”.

Un esempio? Presto fatto: “Oggi il governo regionale ha 1800 impiegati - più dell’ufficio di gabinetto inglese – e l’isola dà lavoro a 26 mila forestali. Nelle vaste terre ricche di foreste della Columbia inglese gli impiegati forestali sono meno di 1500. Su una popolazione di cinque milioni di persone in Sicilia, lo stato impiega direttamente o indirettamente più di 100 mila di esse e paga le pensioni a molte di più. La Sicilia ha cambiato il suo sistema pensionistico otto anni dopo il resto d’Italia”.

Il vero cancro, secondo il New York times, risiede nelle caratteristiche statutarie della Regione, cioè nella sua autonomia. Il quotidiano lo spiega grazie alle parole di Emanuele Lauria, giornalista di Repubblica: “Il vero problema è che sussistono seri dubbi sulle modalità di incasso del denaro. – ha detto Lauria – Le spese sono reali ma il gettito fiscale in arrivo è fittizio. La Sicilia è diventata uno stato dentro uno stato ma i politici siciliani hanno usato questa autonomia non come strumento di crescita ma come un modo per fare ciò che vogliono, tanto lo stato non può toccarli”.

Il problema quindi è che la condotta scellerata degli amministratori siciliani rischia di trascinare a fondo tutta l’Italia. In questo senso è interessante la serie di dichiarazioni del governatore Lombardo raccolte dal cronista americano: “Alla richiesta di come la situazione possa cambiare, Lombardo non ha risposto nello specifico al di là dell’aver detto che la Sicilia ha bisogno di una ‘rivoluzione’ “.

Secondo quanto riportato infatti, il presidente della Regione ha sminuito il problema in varie occasioni rilanciando poi la palla alla situazione nazionale: “In una intervista di venerdì, Raffaele Lombardo, presidente della regione Sicilia dal 2008, ha accolto le critiche con indignazione: ‘la Sicilia è in difficoltà ma anche l’Italia è in difficoltà’ e ancora ‘la Sicilia è a rischio di default ma anche l‘ Italia lo è. Noi tagliamo le spese ma non cresciamo – ha aggiunto Lombardo – è una spirale che ci sta portando nell’abisso”.

A concludere il lungo articolo infine, un breve riassunto della situazione italiana che lascia ben poche speranze per il prossimo futuro: “ Con il suo nord prospero ed un sud sottosviluppato l’Italia è un microcosmo rappresentativo dell’ eurozona. Le forze politiche del nord Italia sono restie a mantenere intatti i finanziamenti al sud, con i suoi problemi di criminalità organizzata e di sviluppo stagnante. Ma come cresce la crisi economica, gli esperti dicono che anche i gruppi di criminalità organizzata stanno guadagnando potere, fornendo finanziamenti quando le banche si rifiutano di farlo”.