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La richiesta della procura catanese

"Confiscate il palazzo Acquamarcia"


, Catania, Cronaca

Il palazzone realizzato a piazza Alcalà dalle società di Francesco Bellavista Caltagirone, numero uno dell'Acquamarcia, non indagato, sarebbe abusivo. La procura di Catania l'ha sequestrato nel 2009 e adesso viene richiesta la confisca, oltre alla condanna degli imputati.

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Sessanta metri e una cancellata separano il palazzo Acquamarcia dal mare del porto cittadino, una storia iniziata nel 1991con la concessione edilizia per “risanamento conservativo, consolidamento statico e cambio d'uso" del noto Mulino Santa Lucia, edificio diroccato che doveva essere semplicemente ristrutturato. Dieci anni dopo, nel 2000, lo stesso immobile deve diventare un albergo, almeno secondo il progetto presentato dalla Delar Immobiliare amministrata da Federico Di Seri.

Inizialmente la commissione Edilizia del comune di Catania esprime parere contrario “in quanto -si legge nel documento- il progetto è relativo a un edificio che ricade in un’area destinata dal Prg a sede stradale ed in parte a verde pubblico. Per esso si presentano notevoli interventi trasformativi ed un cambio di destinazione d’uso ad albergo. Tali interventi – conclude la Commissione – e tali cambi di destinazione d’uso non possono essere consentiti, in virtù della destinazione urbanistica e delle conseguenti norme”.

Nel 2003 la società Grand Hotel Bellini, amministrata da Giovanni Cervi, diventa proprietaria del fabbricato da ristrutturare e inoltra al Comune una nota in cui sostiene che “attraverso la ristrutturazione edilizia è possibile demolire e ricostruire”.

Nel novembre dello stesso anno si riunisce nuovamente la commissione Edilizia comunale: uno dei componenti è il nuovo progettista del palazzone in ristrutturazione. Si tratta di Giancarlo Mappa, architetto scomparso qualche anno addietro, che al momento della votazione esce dalla sala: il nuovo progetto in quell'occasione riceve il parere favorevole della Commissione.

La concessione edilizia però tarda ad arrivare e l'amministratore Giovanni Cervi nel 2004 comunica al sindaco Umberto Scapagnini di essere in procinto di iniziare i lavori sotto l'egida del silenzio-assenso. A quel punto però, il collegio di Difesa del Comune si oppone evidenziando che “sia la concessione edilizia per risanamento conservativo, sia la concessione per ristrutturazione che la ditta assume silenziosamente assentita, sono palesamente illegittime”. Fatte queste premesse, Scapagnini si rifiuta di annullare in auto-tutela la concessione edilizia silenziosamente assentita e i lavori vanno avanti sino a quando, nel marzo 2009, il palazzo Acquamarcia finisce sotto sequestro.

Le richieste dell'accusa. Sui terreni dell'ex Mulino Santa Lucia sarebbe stato realizzato un immobile "abusivo", attraverso una "lottizzazione abusiva". I pm Antonino Fanara e Andrea Ursino hanno chiesto due anni di reclusione e 10mila euro di multa per l'amministratore dell'Acqua Marcia Holding Spa Giovanni Beneduci, accusato di lottizzazione abusiva, violazione delle distanze tra la costruzione e il demanio marittimo e abuso d'ufficio. Il palazzo Acquamarcia, secondo i pm, “deve essere confiscato”.

Un anno e otto mesi di reclusione sono stati richiesti per Giovanni Cervi, amministratore della Grand Hotel Bellini Srl, accusato di lottizzazione abusiva, violazione delle distanze tra la costruzione e il demanio marittimo e abuso d'ufficio.

Per l'ex dirigente comunale dell'Urbanistica - oggi in pensione - Vito Padalino, accusato di lottizzazione abusiva e abuso d'ufficio, i pm hanno chiesto due anni di reclusione e 10mila euro di ammenda. Un anno e otto mesi di reclusione invece, sono stati richiesti per l'ex avvocato Capo del Comune Mario Arena, per il suo ruolo di componente della commissione Edilizia comunale; l'accusa è di abuso d'ufficio.

La sentenza è prevista entro il 2012, è stato già fissato il calendario delle prossime udienze: il 4 ottobre interverranno i difensori degli imputati e il 6 dicembre dovrebbe concludersi il processo in primo grado.