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Il presidente dell'Ars Cascio

"Col governo amore e odio
Ma soprattutto odio"


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La questione degli stipendi in ritardo dei deputati è l'occasione, per il presidente dell'Assemblea, di fare il punto su un rapporto con l'esecutivo "molto teso, fin dall'inizio. E gli assessori si sono assentati dall'Aula troppe volte". E sulle indennità: "Armao considera l'Ars come l'ultima delle società partecipate".

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“Armao tratta l’Assemblea come se si trattasse di un fornitore della Regione, o l’ultima delle società partecipate”. Il tono è pacato, ma le parole sono chiarissime. Il presidente dell’Ars Francesco Cascio ha risposto così ai deputati che avevano sollevato il problema del ritardo nell’erogazione degli stipendi del personale dell’Assemblea e degli stessi parlamentari.

“Il ritardo è dovuto – ha spiegato Cascio – alla mancata erogazione di parte della prima semestralità dei fondi per il personale dell’Ars”. I pagamenti per i dipendenti di Palazzo dei Normanni, e per i deputati, infatti, vengono garantiti da un trasferimento operato dalla Regione siciliana in due tranche da sei mesi l’una. “Un’erogazione – aggiunge Cascio in Aula – che fino a poco tempo fa avveniva d’ufficio. Il governo invece adesso considera l’Assemblea quasi come una società partecipata della Regione, o come l’ultimo dei fornitori, invece di considerarla ciò che è: un’istituzione. Proprio per questo motivo in passato i finanziamenti venivano garantiti d’ufficio. Da quando c’è l’assessore Armao – ha proseguito il presidente dell’Assemblea –questo meccanismo è stato un po’ stravolto, e abbiamo finito per essere relegati tra gli ultimi soggetti in ordine di pagamento. Questo, ovviamente, non è tollerabile e ne parleremo col presidente Lombardo, col ragioniere Bossone e con lo stesso assessore Armao”.

E a dire il vero, la vicenda sul meccanismo delle erogazioni “rallentato” dall’assessore Armao non fa che chiudere quello che lo stesso Cascio ha definito come un rapporto, quello tra governo e Assemblea, “di amore e odio, ma con molti più momenti di odio, certamente. È stato un rapporto – ha aggiunto Cascio – molto teso, fin dal primo momento”. Una tensione acuita, in certi casi, dalle “assenze di massa” dell’esecutivo a Sala d’Ercole: “Certamente queste assenze – ha proseguito Cascio – hanno finito anche per rallentare i lavori d’Aula. Come oggi, del resto, che non abbiamo potuto approvare il rendiconto per l’assenza proprio dell’assessore Armao. Che, lo preciso, è impegnato in incontri istituzionali importanti in Conferenza Stato-Regioni. Ma molto spesso, le assenze degli assessori si sono basate su esigenze, diciamo così, non proprio ‘formali’…”.

E il tema degli stipendi dell'Ars in effetti era stato sollevato in Aula da più di un deputato. A dire il vero, gli interventi hanno messo in evidenza la necessità di pagare gli stipendi dei dipendenti dell’Assemblea, in ritardo da due mesi. Poi, ovviamente, toccherà anche ai deputati.

“Basta però – ha tuonato il capogruppo di Grande Sud Titti Bufardeci – puntare l’indice contro i parlamentari, anche con titoloni sui giornali. Gli stipendi di noi deputati sono in ritardo, è vero. Ma quello a cui noi teniamo è che vengano pagati intanto quelli dei dipendenti dell’Ars”. “Perché gli assessori tecnici, quindi non eletti – ha attaccato Toto Cordaro del Cantiere popolare – ricevano regolarmente la propria indennità, e noi no? E comunque, si intervenga subito, intanto, per garantire gli stipendi ai lavoratori dell’Assemblea”. “Il governo – ha ribadito il capogruppo del Cantiere popolare Rudy Maira – la smetta di far finta di avere difficoltà. È mortificante per tutti noi”.

L’Aula ha fatto in tempo ad approvare il ddl sulla costituzione dell’albo per le società di Mutuo soccorso. Tutto il resto, è rinviato a domani, quando dovrebbe arrivare in Aula l’assestamento di bilancio. Quindi in Aula si lavorerà almeno fino a venerdì sera. In commissione bilancio invece si lavorerà anche di sabato. L’obiettivo è quello di riuscire a chiudere l’esame del rendiconto, del ddl 900 (la manovra finanziaria) e la spending review entro martedì mattina. Proprio allo scadere della legislatura. A pochi minuti dalle dimissioni del presidente Lombardo.