Live Sicilia

Un "bacione" a Gino
Kalsa, scoppia il caso


Il caso sollevato da LiveSicilia riaccende la polemica sulle feste rionali.

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La questione della contiguità tra certo mondo della canzone napoletana e certi personaggi poco commendevoli riesplode dopo il caso sollevato da LiveSicilia. Un cantante alla Kalsa per una festa popolare dedica un saluto a “Gino u’ Mitra”, alias Luigi Abbate, boss della zona. Non è la prima volta che le manifestazioni rionali di Palermo entrano nell’occhio del ciclone. C’è chi le considera mezzi di comunicazione per radio-carcere. C’è chi pensa che i cantanti neomelodici siano obbligati a porgere un tributo al “mammasantissima”, pena l’esclusione. Di fatto, l’ultimo episodio rinfocola una vecchia polemica. Raffaello, al secolo Raffaele Migliaccio, è stato avvicinato in piazza Kalsa da qualcuno che gli ha suggerito qualcosa alla fine del concerto. E l'artista non si è sottratto col suo “bacione” a Luigi il boss. Ma chi controlla le feste popolari? Chi dà i permessi? Chi vigila affinché certi limiti non siano superati?

Nel caso specifico, con una ordinanza del 18 luglio il Settore Ambiente, Mobilità e Traffico del comune di Palermo ha rilasciato l’autorizzazione per la limitazione temporanea della circolazione pedonale per occupazione del suolo pubblico tra piazza Kalsa e la porta dei Greci per i giorni 21, 22 e 23 luglio in occasione delle celebrazioni della Madonna del Carmine.

La richiesta è partita dal Rettore del Santuario di Santa Teresa alla Kalsa per consentire il posizionamento di un palco ed è pervenuta al Servizio Traffico dal Settore Servizi alle Imprese il 12 luglio. E' proprio da quel palco che è partito il saluto rivolto dal cantante napoletano Raffaello Migliaccio al boss Luigi Abbate, detto “Ginu u mitra” alla fine della prima serata delle due organizzate in Piazza Kalsa. Ed è stato proprio l’autore di un brano che fa parte della colonna sonora di Gomorra a “regalare la dedica”. A seguire il fragore degli applausi filmato in un video disponibile su Live Sicilia.

Gli organizzatori – si legge nell’ordinanza – hanno l’obbligo di osservare scrupolosamente nel rispetto della cittadinanza l’orario di manifestazione, le disposizioni di legge, i regolamenti, le prescrizioni tecniche allo scopo di assicurare la salvaguardia della pubblica incolumità, al transenna mento dell’area interessata dalla manifestazione". Tutto a posto, se non fosse per quel saluto che ha fatto esplodere lo scandalo.