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Il verbale

Cantanti, feste di rione
e il ruolo di Cosa nostra


Il pentito dello Zen, Salvatore Giordano, in un interrogatorio svela il business delle feste di quartiere.

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C'è un pentito che ha fatto luce sulle connessioni fra le feste di quartiere, i cantanti della musica popolare partenopea e le famiglie mafiose. Si chiama Salvatore Giordano, già sedicente manager del cantante neomelodico Mauro Nardi, negli atti giudiziari viene definito “intermediario dell’artista napoletano con gli organizzatori dei vari eventi sul territorio ma è soprattutto – scrivono gli inquirenti - un esponente della famiglia mafiosa dello Zen” che si è deciso a collaborare.

Nel suo racconto, Giordano svela il business dell’organizzazione delle feste rionali e il loro senso: è attraverso queste iniziative che i mafiosi conquistano e mantengono il 'consenso sociale' e ostentano la propria forza. Ma non solo, di mezzo c'è "bisiniss". “Ogni anno c’è la Regione, non so se è il Comune, dà dei soldi al quartiere per fare le feste e c’è questo signore che stiamo parlando, un certo (...), si occupa di queste cose per i vari quartieri, anche per la zona Uditore, Altarello, Michelangelo, Borgo Nuovo… lui fa avere dei soldi dal Comune o dalla Regione, dà, per dire, 20mila euro, per fare la festa allo Zen... sti soldi se li prende la mafia, non se li prende il quartiere”. Così attacca Giordano sull'argomento, spiegando come in realtà questi contributi pubblici dovrebbe andare ai comitati di quartiere che si occupano effettivamente di organizzare le feste. “Ma – puntualizza - non arrivano là questi soldi, come è stato fatto allo Zen pure, sì, così è, così funziona, a Palermo funziona così, tutti i quartieri”.

Ma se i contributi invece di andare ai comitati di quartiere vanno alla mafia, come si organizzano le feste? La risposta, per Giordano, è semplice: “Si raccoglie tutti i negozi, i negozi, le case, i condomini, da tutte parti”. Quindi i membri del comitati chiedono un obolo ai commercianti come “regalo di festa” mentre Cosa nostra ingrassa. Lo spiega Giordano: “C’è un’altra cosa, nel ricavato di là, se noi prendiamo 100mila euro, ci fanno un poco devono andare alla mafia e un po’ vanno alla festa (…) dei soldi che noi prendiamo per la festa, pure allo Zen è andato così, se io prendo 50.000 euro (…) eh, 20 ce li devo dare alla mafia, io ai Lo Piccolo ce li ho fatti avere e 30 me li piglio io, ha capito come funziona?”. E aggiunge: “Quel discorso, così, sì, cioè il contributo, più metà dei soldi…li devi fare avere ai carcerati, per i carcerati, sì, in tutti i quartieri è così come funziona, tutti i quartieri”.