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La crisi al supermarket

Siamo arrivati alle croste


Nei supermarket sono in vendita le croste di formaggio. Esiste un'immagine più eloquente per raccontare la crisi? Un lettore ci comunica il suo choc.

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Gentile Direttore, non sono sufficientemente intelligente da leggere e comprendere i bilanci della Regione siciliana. Oltretutto non posseggo gli strumenti per farlo. E credo fortemente che ai danni della Sicilia sia stato ordito un complotto da parte della finanza plutocratica giudaico massonico, con la complicità della stampa comunista e di parte di quella filo berlusconiana. Non sono del tutto sicuro, caro Direttore, che Lei sia scevro da responsabilità in questo scenario. Affido alle sue colonne la mia piccola scoperta. Sono un cittadino medio, con una media capacità di spesa, tracimata tuttavia verso il basso a causa delle momentanee criticità di liquidi delle casse regionali. Non di liquidi vorrei parlare, bensì di solidi. E vengo al dunque. Sono un goloso. lo confesso. Potrei competere, ma solo in questo campo calorico, con il vostro dotto dottor Puglisi.

Bilanci a parte, ho la netta sensazione che la crisi colpisca le nostre famiglie in modo più grave di quanto si stia raccontando. Cambiano abitudini e consumi, è ridotta la capacità di acquisto, cambia l’umore delle persone che affrontano, alla guida dei carrelli della spesa, i corridoi - non più opulenti come qualche mese fa, a dire il vero - dei negozi. Domenica pomeriggio, complice una giornata per nulla estiva, ho consumato il rito settimanale della spesa. Nel segno della spending review. Girando per i luminosi corridoi di un noto centro commerciale alla periferia di Palermo, ho perso un po’ di tempo nel settore alimentare. A caccia di offerte. Tra salumi pregiati accatastati in attesa del compratore, pacchi di pasta per tutti i gusti e tutte le tasche, un banco frigo di colore bianco, posto al centro dei corridoi (in una posizione privilegiata, appositamente studiata dagli operatori del marketing per favorire acquisti di impulso) ha colpito la mia attenzione.

Il banco conteneva quattro pile di contenitori in plastica trasparente. Il disordine del bancone e la posizione dei piccoli box trasparenti, dimostrava in modo inequivocabile l’attenzione se non l’assalto dei clienti. Cosa contenevano quei contenitori? Perché i clienti ne sembravano così attratti? Quando ho preso in mano il piccolo box non ho capito subito cosa fossero quelle fette gialline, ognuna di forma diversa dall’altra. In un primo momento, ma si è trattato di un riflesso condizionato della mia natura panormita, ho pensato si trattasse di “panelle”. Questo avrebbe spiegato l’attenzione dei clienti del negozio. Dopo qualche attimo di smarrimento, ho dato uno sguardo all’etichetta per capire di cosa si trattasse. Il prezzo, la prima cosa che di questi tempi salta all’occhio, era conveniente. Ma il “titolo” del prodotto m’ha lasciato di stucco: “CROSTE DI FORMAGGIO”. Ho pensato a uno scherzo. Guardando meglio non ho avuto più dubbi. Erano proprio croste di formaggio. Si vendono a 4 euro al chilo. In trasparenza, dal contenitore, si potevano persino leggere i timbri dei consorzi di produzione.

Che dire di più? Il sogno di un sapore impossibile da raggiungere verrà sublimato, da oggi a seguire, attraverso le croste, la parte secca, marginale e residuale di una bontà che non possiamo più permetterci? Il bilancio della Regione, e quel che ne consegue per la nostra società, sarà pure solido e cristallino. Ma siamo arrivati alla frutta. Anzi, al formaggio, alle croste di formaggio.

P.A.