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Nell'Ennese, due arresti

Catenanuova,
strage per una vendetta


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I carabinieri, coordinati dalla procura di Caltanissetta, sono riusciti a mettere le manette ai polsi a due individui sospettati di aver preso parte all'agguato mafioso del 15 luglio 2008 in cui morì Salvatore Prestifilippo Cirimbolo e rimasero ferite altre cinque persone.

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I carabinieri del nucleo investigativo di Enna hanno arrestato due pregiudicati ritenuti responsabili della cosiddetta "Strage di Catenanuova" un agguato di stampo mafioso avvenuto il 15 luglio 2008 nel quale venne ucciso il pregiudicato Salvatore Prestifilippo Cirimbolo e rimasero ferite altre cinque persone.

Gli ordini d'arresto sono stati notificati a Filippo Passalacqua, 32 anni, di Catenanuova, e a Giovanni Piero Salvo, 35 anni, di Catania - entrambi già in carcere -, ritenuti gli organizzatori e gli ideatori della strage di Catenanuova. Salvo è cognato di Passalacqua e figlio di Giuseppe detto "Pippu u Carrozziere", esponente di spicco del clan Cappello. Nel corso dell'agguato del luglio 2008, organizzato secondo gli inquirente nell'ambito di una guerra di mafia per i controllo del territorio tra fazioni del clan Cappello, venne ucciso Salvatore Prestifilippo Cirimbolo e ferite altre cinque persone. Le indagini sono coordinate dalla Dda di Caltanissetta.

Filippo Passalacqua e Giovanni Piero Salvo, entrambi del clan Cappello di Catenanuova uccisero Salvatore Prestilippo Cirimbolo perché non voleva più sottostare ai diktat del clan Cappello. E' questo lo scenario descritto dalla Dda di Caltanissetta nel corso della conferenza stampa di stamani. Prestifilippo Cirimbolo si occupava della riscossione del pizzo nella zona. L'accordo era quello che gli introiti andavano rimessi ai Cappello e più specificamente al gruppo Salvo. A un certo punto, nel corso del 2008, Prestifilippo Cirimbolo si rifiutò di sottomettersi ai catanesi e di corrispondere loro le somme.

La situazione precipitò irrimediabilmente quando insieme al fratello si rivolse ad un'altra ala del clan Cappello, quella facente capo a Giovanni Colombrita, perché intervenisse contro Giovanni Piero Salvo e il suo gruppo. Il comportamento dei fratelli Prestifilippo Cirimbolo mise in difficoltà Salvo all'interno del clan Cappello perché svelò le cifre dei proventi delle estorsioni nella zona di Catenanuova, che fin'ora Salvo aveva tenuto nascosti ai vertici del clan Cappello. Si creò una situazione di tensione che determinò una violenta rissa qualche mese prima dell'uccisione di Prestifilippo Cirimbolo. L'intervento di personaggi autorevoli dello stesso clan Cappello permise di ricomporre la situazione all'interno del clan e Salvo fu lasciato libero di gestire le estorsioni a Catenanuova. Ma a quel punto fu decisa la morte di Prestilipo Cirimbolo, reo di avere tradito Salvo.