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Il caso

Le uccidono l'amica, testimonia
Ora viene rispedita a casa


E' la storia di un'amica e connazionale di Nike Favour Adekunle (nella foto), la ragazza nigeriana che a dicembre scorso fu uccisa e poi bruciata. Testimone al processo al presunto assassino della giovane prostituta, Giuseppe Pizzo, 58 anni (nella foto), viene rispedita ora al suo paese. Il permesso di soggiorno "per motivi di giustizia" è scaduto e si trova al Centro di Identificazione ed Espulsione. Ma lei non vuole tornare in Nigeria.

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Regolarmente in Italia solo per tre mesi, poi rispedita al suo paese. Il tempo di testimoniare al processo al presunto assassino della sua amica, Giuseppe Pizzo, operaio di 58 anni che a dicembre avrebbe ucciso e bruciato la prostituta nigeriana Nike Favour Adekunle. Adesso si trova al Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Caleria, in provincia di Roma, in attesa di tornare al suo paese. Si tratta di J.T, giovane nigeriana come la vittima della vicenda agghiacciante che si è conclusa soltanto nel maggio scorso, con l'individuazione del presunto responsabile a Belmonte Mezzagno, arrestato con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere.

Quello che ha permesso alla ragazza - anche lei prostituta a Palermo - di rimanere in Italia, è stato un permesso di soggiorno concesso "per motivi di giustizia", che al suo scadere non è rinnovabile. Una scoperta che avrebbe fatto recandosi di sua spontanea volontà in questura, dove, invece, si è vista notificare il decreto di espulsione. Insomma, i tre mesi sono trascorsi, quindi dritta a casa. E nell'attesa viene trattenuta presso il Cie, dove le sue paure sarebbero diventate costanti compagne con le quali convivere quotidianamente. "La ragazza - spiega il legale della nigeriana, Ivan Pupetti, del Foro di Roma - teme di potere subire pesanti ritorsioni da parte dei familiari del condannato, perché una volta nel proprio paese, si sentirebbe sola. Ma non solo. Lei è cristiana e in Nigeria, i fortissimi contrasti con i musulmani la fanno sentire in pericolo al solo pensiero.

Insomma - continua - è tornata ad essere una clandestina nonostante si sia presentata di sua spontanea volontà in questura dimostrando di volere rimanere in Italia e cambiare vita, specie dopo avere aiutato la Giustizia. Una volta trovato un lavoro regolare - aggiunge l'avvocato - ci sarebbero tutti i requisiti per il permesso di soggiorno che, tra l'altro, potrebbe essere incluso nella sanatoria di settembre". Nel frattempo, la prossima settimana, sarà presentato il ricorso verso il decreto di espulsione al giudice di pace di Palermo.