Live Sicilia

Il saluto al boss

Ma sulle feste patronali
cosa ha da dire la Chiesa?


La domanda per i pastori d'anime è d'obbligo: non si avverte nessun dovere di intervenire per riportare queste feste di popolo, queste manifestazioni di fede nell'alveo di una sana devozione?

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Fa male quel “bacione” dedicato da un cantante, appositamente ingaggiato per la festa della Madonna del Carmine, al boss Luigi Abbate. Fa male alla coscienza del cittadino e a quella del cristiano.

A quest'ultimo in particolare risulta insopportabile che nella stessa città in cui qualche settimana fa è stata salutata in pompa magna la beatificazione di Padre Pino Puglisi, la festa della Madonna del Carmine sia diventata l'occasione per un omaggio al boss della zona. Come è possibile esultare per la beatificazione del parroco di Brancaccio per poi ritrovare nelle parrocchie e nelle confraternite gli stessi mali che in vita il prete palermitano tentò di estirpare? Già, Padre Puglisi queste cose le conosceva bene e pagò con la vita la sua presa di posizione contro i fratelli Graviano che a Brancaccio erano sempre in prima fila per la festa di san Gaetano, offrendo cantanti e fuochi d'artificio. Probabilmente anche i Graviano avranno avuto la loro razione di “bacioni” dal palco da un cantante neo melodico più o meno consapevole, ma Padre Puglisi seppe ribellarsi a questa avvilente prassi e fisso dei paletti che gli costarono sofferenze e la vita stessa.

Si discute sul “bacione”, c'è chi si cimenta in disquisizioni antropologiche sull'umanità dei quartieri popolari e chi si limita a ironizzare sui gusti musicali degli abitanti della Kalsa. C'è però anche chi si pone, giustamente, una domanda sulla coscienza civica dei nostri concittadini di questi quartieri. Aggiungo al dibattito una domanda a chi ha il dovere di formare le coscienze e non solo quello di salvare le anime. Sappiamo che molte feste patronali sono spesso uno strumento per il controllo del territorio da parte della criminalità organizzata, la festa della Madonna o del santo in alcuni nostri quartieri sono il simbolo di una religiosità distorta o peggio un trionfo del profano sul sacro. Ebbene, la domanda per i pastori d'anime è d'obbligo: non si avverte nessun dovere di intervenire per riportare queste feste di popolo, queste manifestazioni di fede nell'alveo di una sana devozione? Non possono essere queste feste vissute, anche nei loro aspetti sociali, alla luce del Vangelo?

L'impressione è che spesso l'organizzazione di questi eventi si muova nell'oscurità e che troppi pastori si limitino a messe e rosari dentro le chiese senza curarsi di quanto accade nel sagrato della propria chiesa. Le feste patronali sono straordinarie manifestazioni di fede, sono un momento importante della comunità ecclesiale, per questo motivo il clero non può lasciarle in balia di malavitosi animati da una religione asservita ai loro interessi. Le feste dei santi della Vergine Maria devono essere restituite alla fede, devono essere occasione per vivere il Vangelo in radicalità e per distinguere il bene dal male. Occorre perciò che il clero in queste occasioni educhi il popolo nella consapevolezza che non si può essere buoni cristiani se non si è anche cittadini onesti e liberi. Occorre recuperare l'insegnamento e la prassi pastorale di Padre Pino Puglisi.