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Cartoline da Palermo


Non solo la rissa matrimoniale in cattedrale. Le cartoline da Palermo si sprecano. Un esempio? Ecco cosa può succedere in un tranquillo ospedale...


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I giornali hanno riportato abbondantemente la notizia della rissa scoppiata sul sagrato della Cattedrale di Palermo prima di una cerimonia nuziale tra i parenti degli sposi, alcuni dei quali (“tagliatina di faccia” gravissima fu) pare non fossero nella lista degli invitati. E così, tra un tight acquistato con gli sconti, qualche improbabile acconciatura a due piani delle signore più trendy e l’immancabile masculiata di unghia squadrate dalla French manicure, quel luogo sacro è stato profanato da insulti, minacce e da una scazzottata nella quale ha avuto la peggio il padre dello sposo, trasportato dal 118 in ospedale. Il tutto sotto lo sguardo incredulo di decine di turisti che, accanto alle foto dell’urna argentea con le reliquie di Santa Rosalia e del sarcofago di Federico II Stupor Mundi, porteranno nei loro Paesi d’origine questa edificante cartolina da Palermo.

L’episodio, che si commenta da sé per il disdoro che ne deriva, me ne ha subito ricordato un altro che avvenne nel mio ospedale molti anni fa. Eravamo in piena estate e ricevetti dal Pronto Soccorso una matura donna inglese che era stata colta da un grave attacco d’asma durante la sua vacanza in Sicilia. La signora, che sembrava uscita da una scenetta di Enrico Montesano (molto pittoresquo), fu molto sorpresa e compiaciuta dell’accoglienza riservatale dal Servizio Sanitario italiano e della proprietà di linguaggio di questo suo umile esponente. La crisi si risolse in poco tempo e già dopo poche ore la signora premeva per riprendere la sua agognata vacanza. Per ragioni di prudenza decisi di trattenerla per qualche altro giorno che servì per un corso estemporaneo di cucina siciliana tenuto da una delle nostre infermiere.

Il giorno prima della dimissione vidi la signora affacciata alla finestra del corridoio con la macchina fotografica in mano. Pensai stesse fotografando la villetta alberata teatro di tante passeggiate romantiche ai tempi della tubercolosi. O la chiesa che tante lacrime e tante preghiere ha raccolto nei decenni di storia del mio ospedale. Oppure che stesse semplicemente fissando su una pellicola i ricordi della sua avventura a lieto fine. E invece no, niente di tutto questo. Mi affacciai accanto a lei per vedere quale fosse l’oggetto di tanto interesse e che cosa avrebbe mostrato alle amiche davanti al caminetto ed all’immancabile cup of tea delle five o’clock in un uggioso pomeriggio di novembre. Mi si parò davanti una scena raccapricciante: un signore in gabbanella accanto ad una Renault 4 rossa con il portellone posteriore sollevato che vendeva il “pesce fresco” disposto in bella vista sul pianale del bagagliaio.

Tutto intorno a lui, richiamati dall’abbanniata, uno stuolo di impiegati in camice che si accalcavano alla ricerca dei pezzi migliori ed una torma di gatti randagi che litigavano per spartirsi gli scarti della pulizia del pesce che “il chirurgo” lanciava sul selciato. Non riuscivo neppure ad immaginare cosa stesse passando per la testa di milady. Si stava compiacendo del fatto che gli italiani, sempre attenti ai dettami della cucina mediterranea, fornissero i propri ospedali del “servizio pescheria” oppure si stava chiedendo come mai in Italia i pescivendoli fossero così esperti nella cura dell’asma ?

Sarà che la maggioranza dei turisti che visitano la Sicilia vengono da luoghi tranquilli in cui non succede mai niente: Dove non c’è neppure un morto ammazzato e dove l’immondizia, quale noia mortale, sta solo dove dovrebbe. Ossia nei cassonetti. Ma forse ci sarebbe da pensare che questi episodi possono servire a dare di noi siciliani un’immagine un po’ più autentica di quella dei Mafia Tours pieni di figuranti con baffetto, coppola storta e donne velate e baffute. Perché c’è molta più Sicilia in un pescivendolo ambulante abusivo nel recinto di un ospedale o in una rissa scoppiata per un non-invito al matrimonio che in cento film sulla mafia. Tornando alle nozze, per così dire, movimentate, invio i miei sinceri auguri agli sposi. E mi raccomando, ragazzi: cercate di andar d’accordo. Perché se i vostri parenti si menano al matrimonio, non oso pensare a cosa accadrebbe nella malaugurata ipotesi di un divorzio.