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Il commento

Quegli indegni
parcheggi a gettone


Il governo continua fino all'ultimo respiro sulla strada delle nomine con famelica ingordigia. La Sicilia alla deriva ha bisogno d'altro.

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nomine, raffaele lombardo, sicilia, Politica

“Facciamo solo il nostro dovere”. Così Raffaele Lombardo rispose pochi giorni fa alle accuse sull'ultima famelica infornata di nomine elettorali che hanno caratterizzato gli ultimi scampoli di vita del suo governo. Nomine dovute, ha ribadito più volte in questi giorni il governatore, che se omesse avrebbero concretizzato addirittura un reato di abuso d'ufficio. Eppure, per quanto il governatore la pensi diversamente, la parola abuso sembra calzare a pennello a questa ingorda abbuffata di fine impero, che nei giorni scorsi ha spinto partiti tra loro nemici a votare compatti all'Ars un inedito disegno di legge, il famigerato “bloccanomine”, per cercare di disinnescare gli effetti del nominificio elettorale di fine legislatura.

Una pagina, quella del disegno di legge votato malgrado l'ostruzionismo della minoranza governativa a Sala d'Ercole, che ha avuto un sapore mortificante per le istituzioni regionali. Eppure, alla luce dell'ultima infornata di fedelissimi piazzati in posti pagati da denaro pubblico per racimolare qualche voto in più tra tre mesi, quel provvedimento appare giustificato, se non opportuno. Così come inopportune e incondivisibili appaiono le uscite di chi, ancora oggi, si ostina a invocare un prolungamento della legislatura. Mentre la Sicilia naviga a vista sballottata dalle onde della crisi finanziaria internazionale, col rischio che gli spettri di default da voci si trasformino in altro, ai siciliani senz'altro non serve un governo elettorale che spartisca prebende, ricompensando l'ultimo deputato transfuga con una poltroncina per un suo fedelissimo. E trasformando enti e società campati dai soldi delle nostre tasse in parcheggi a gettone per trombati, famigli e galoppini.

Così fan tutti, obietteranno senz'altro i solerti difensori d'ufficio del lombardismo. Ricordandoci, senza esitare, che le nomine di stampo clientelare in campagna elettorale non sono certo prerogativa di un partito solo, ma hanno accompagnato negli anni la storia politica della Sicilia. Ecco, cari lettori, permetteteci per una volta di anticipare la nostra risposta alla vostre obiezioni: di quella storia ne abbiamo le tasche piene. E vorremmo tanto che fra tre mesi vi si potesse mettere fine una volta per tutte.