Live Sicilia

Così sei mesi fa
"S" aveva sollevato il caso


VOTA
2.3/5
3 voti

, Siracusa
La battaglia per la testa del procuratore capo di Siracusa Ugo Rossi si combatte da tre anni a suon di dossier anonimi, pedinamenti, articoli, querele e controquerele. Una ragnatela tanto fitta che è difficile tenere il conto delle decine di inchieste e fascicoli aperti da Siracusa a Roma grazie al fuoco incrociato dell’attività di magistrati e poliziotti, esponenti delle istituzioni e imprenditori, politici e parenti anche lontani degli uni e degli altri.
Il risultato è che ad oggi sono stati intercettati tutti, dai massimi vertici della magistratura e dell’avvocatura siracusana, agli onorevoloni ed esponenti locali della destra e della sinistra. E così Ugo Rossi, che tenta di mantenere la barra dritta per lavorare come sempre ha fatto, al di sopra di ogni sospetto, oltre a guardarsi dai propri colleghi della corrente Unicost che pendono dalle labbra del Tar per la quantificazione della sua anzianità di servizio e le conseguenti promozioni a Catania, si è visto scandagliare ogni istante della propria vita privata. Per una guerra che ha messo nel mirino anche i suoi parenti.
E la vicenda, dopo i dossier e le denunce anonime e i relativi passaggi su blog e giornali locali, è finita al centro di un’interrogazione parlamentare. A essere chiamati in causa sono tre magistrati – oltre a Rossi, Giuseppe Toscano, procuratore aggiunto prima in sella a Siracusa e adesso a Catania, e Maurizio Musco, pm di Siracusa – e l’avvocato Piero Amara, potente legale difensore dell’Eni. L’interrogazione, presentata a dicembre da Francesco Ferrante (Pd), chiama in causa l’avvocato e i congiunti dei tre magistrati, elencando società e presunti conflitti d’interesse. Accuse respinte però al mittente da Amara, l’unico fra gli interessati ad aver accettato di parlare con “S”.
Non basta: negli ultimi giorni sotto attacco è finito anche Salvatore Torrisi, figlio della terza moglie del procuratore, divorziata da un importante assessore tecnico della giunta catanese di Raffaele Stancanelli, Claudio Torrisi. Dopo dieci anni di direzione della Sidra Catania, colosso pubblico della depurazione, l’ingegnere Torrisi è divenuto direttore tecnico alla Sai8 di Siracusa, la società che gestisce l’Ato idrico della provincia aretusea. Un’azienda finita al centro di un’inchiesta della Procura guidata dal compagno della madre. Il procuratore Ugo Rossi però non si è fermato, ha intercettato tutti, e adesso alcuni dirigenti dell’Ato idrico sono finiti in galera con l’accusa di aver gestito “a tavolino” gli appalti. E si attende una seconda operazione.
Vittime e carnefici
Il nodo della vicenda risiede in una srl che si chiama Gida. Amministrata da Carlo Lena, manager di Banca Nuova, vedrebbe tra i propri soci, secondo la ricostruzione di Ferrante, Edmondo Rossi, figlio del procuratore Ugo Rossi, Attilio Luigi Maria Toscano, figlio del pm Giuseppe Toscano, e Sebastiana Bona, moglie dell’avvocato Piero Amara. Ferrante sottolinea come nel processo Mare Rosso “fu presentata una denuncia (procedimento penale n. 5898/08) nella quale si lamentava il mancato rispetto degli accordi con i dipendenti dell’Eni (difesi da Piero Amara); il procuratore Toscano accertò che il denaro arrivato ad alcuni dipendenti era transitato dal conto della Gida srl”. In pratica, secondo Ferrante, attraverso una società partecipata da figli di pm che indagavano sull’inquinamento del petrolchimico sarebbero transitati fondi della principale azienda inquisita.
Piero Amara bolla le accuse di Ferrante come “false a partire dal fatto che mai denaro dell’Eni è transitato nei conti della Gida”. E ancora, ad “S” spiega di non essere personalmente socio della Gida, ma di seguire l’attività imprenditoriale della moglie. “I fatti processuali citati da Ferrante risalgono al 2006-2007, quando Ugo Rossi non era a Siracusa e suo figlio non era titolare di quote, visto che è entrato in questa società soltanto nel 2010 a compensazione di un credito che lo stesso vantava per aver progettato un impianto fotovoltaico”.
Carte alla mano Edmondo Rossi, figlio del procuratore capo, risulta amministratore delegato della A&M Global Solution srl, società costituita nel 2003 che si occupa della realizzazione di opere civili e industriali per Eurospin, Maltauro, Alstom e Siemens. La A&M Global Solution ha 25 dipendenti e si è specializzata nella progettazione e realizzazione di impianti fotovoltaici. Quello progettato per la Gida valeva 3 milioni e 140 mila euro e doveva essere realizzato a Melilli. “Per ragioni legate alle autorizzazioni - continua Amara - l’impianto fotovoltaico non è entrato in funzione immediatamente, per questo la quota del 20% è stata offerta, a titolo di compensazione per parte degli oneri di progettazione, all’ingegner Rossi, che adesso è pure uscito dalla società”.
I rapporti Toscano-Amara
“Attilio Toscano - scrive Ferrante - oltre ad essere socio della Gida Srl è un avvocato che in molti procedimenti giudiziari affianca l’avvocato Amara, quali ad esempio le vicende di Siracusa che riguardano Open Land e Sai8”. Una circostanza che Amara conferma: “Conosco Attilio Toscano dai tempi dell’università – spiega il legale – e lo ritengo uno dei migliori amministrativisti d’Italia. Spesso, per vicende che si riconnettono a profili di natura amministrativa, mi rivolgo a lui: lavoriamo insieme e siamo colleghi da tanto tempo”. Ricostruendo la vicenda Open Land, Ferrante punta l’attenzione sul fatto che “l’avvocato Piero Amara e Attilio Toscano”, come difensori dell’imprenditore Rita Frontino, denunciarono l’ingegnere comunale Natale Borgione, che pubblicamente si opponeva al progetto, perché avrebbe “premuto nei loro confronti per far nominare un suo tecnico di fiducia come direttore dei lavori”.
Dopo la denuncia scattò la custodia cautelare per Borgione, poi annullata perché, secondo Ferrante, l’accusa della magistratura sarebbe stata “priva di fondamento” e il Tribunale del Riesame avrebbe delineato una “ipotesi di corruzione diametralmente opposta a quella configurata dai Frontino”. “Anche in questo caso - replica Amara – si tratta di falsità e insinuazioni. Innanzitutto io non difendo la denunciante Frontino, ma la stessa è assistita dai miei colleghi Calafiore e Fiaccavento. Io sono intervenuto soltanto in alcuni procedimenti amministrativi e non in quello penale. Aggiungo anche che non è vero che l’accusa era ‘priva di fondamento’: il Tribunale del Riesame ha qualificato i fatti come istigazione alla corruzione, reato che non prevede la custodia cautelare. Per Borgione è stato chiesto il rinvio a giudizio e l’udienza preliminare è stata fissata per il 20 aprile 2012”.
Partendo dalla società Gida srl, Ferrante sottolinea che “il procuratore Toscano si era già occupato di altre vicende che interessavano direttamente l’avvocato Amara: il caso dell’ispezione di villa Corallo ad Augusta e la denuncia presentata contro il cugino dell’avvocato Piero Amara, Pietro, per infedele patrocinio”. “Ferrante - insiste Amara – dimentica di comunicare gli esiti di quei procedimenti. Il processo di villa Corallo rimase nelle mani del pm Maurizio Musco soltanto per poche ore. Musco decise poi di astenersi, e così divenne titolare il pm Giuseppe Toscano, che chiese la condanna per il mio assistito e l’assoluzione del poliziotto che avevamo denunciato. E il mio assistito è stato condannato. Il processo di mio cugino Pietro è rimasto sotto la titolarità del dottor Toscano solo nella fase iniziale perché lo stesso è stato trasferito a Catania. Divenne titolare il pm Andrea Norzi che chiese l’archiviazione per evidente infondatezza della notizia di reato e l’archiviazione venne accolta dal Gip di Siracusa”.
I rapporti Musco-Amara
Ma non c’è solo Toscano nel mirino di Ferrante. Secondo il parlamentare del Pd, Claudio Torrisi, figlio della terza moglie di Ugo Rossi, è stato “consulente” del pm Maurizio Musco. Sul quale aggiunge un altro particolare: secondo l’interrogazione, infatti, Musco e la sorella Pasqua sarebbero soci della Panama srl, amministrata da Sebastiano Miano, che a sua volta è un ex praticante avvocato dello studio di Amara. “La Panama srl – scrive Ferrante – ha chiesto al Comune di Augusta l’autorizzazione alla costruzione di un impianto sul terreno di proprietà di un’altra società, la Geostudi srl, di proprietà di Piero e Serafina Amara, ma amministrata da Roberto Formica”. “Anche questo è un grande bluff - replica Amara - il contratto che la Panama aveva stipulato con la Geostudi per la locazione del terreno sul quale costruire un impianto fotovoltaico è stato risolto prima dell’interrogazione perché non ottenne l’autorizzazione alla concessione Enel. Musco in questa vicenda è stato penalizzato perché ha pagato anticipatamente il primo semestre di locazione e poi l’Enel ha bloccato tutto”.
Diritto e potere
Siracusa è culla del potere e del diritto tanto che insigni giuristi, magistrati, accademici e numerosi avvocati fanno parte del comitato scientifico dell’Osservatorio Permanente sulla Criminalità Oraganizzata, organo di consulenza della presidenza della Regione e degli Enti locali territoriali, istituito come “strumento di garanzia e di trasparenza nella gestione dei fondi pubblici”. Presidente del Comitato Scientifico è Giovanni Tinebra, procuratore generale di Catania, tra i componenti del Comitato c’è l’avvocato Piero Amara, che insieme al pm Maurizio Musco e ad altri avvocati nel 2009 ha organizzato il convegno “La tutela penale dell’ambiente”.
Amara e Musco fanno anche parte del comitato scientifico del Centro Siciliano di Studi sulla Giustizia, fondazione costituita a Siracusa nel 2006 che vede nel proprio comitato scientifico i massimi esponenti della magistratura italiana e del mondo accademico, ma anche gli avvocati dei principali fori del Sud Italia e non solo. Nel 2008 il pm e l’avvocato, in seguito a una denuncia anonima che segnalava “frequentazioni” tra i due, sono stati intercettati durante l’organizzazione di un convegno. “Nel corso della conversazione intercorsa tra l’avv. Amara e il dott. Musco - scrivono i carabinieri - gli interlocutori discutono di strutturare un convegno, dopo di che decidono di incontrarsi”. Il 25 ottobre 2008 Musco invia un sms ad Amara con scritto: “Ma quando ci vediamo per organizzare il convegno di febbraio? Eventualmente insieme al prof. Mangione. Io stasera sono libero, fammi sapere”. E ancora, si legge: “L’Avv. Amara parla con il dott. Musco in merito alla redazione di programma da stilare. Durante il colloquio telefonico i due decidono di vedersi più tardi”.
Su queste basi la procura di Catania aveva chiesto l’archiviazione ritenendo che “tali rapporti, in assenza di ulteriori elementi da cui ricavare eventuali condotte illecite del dott. Musco finalizzate ad agevolare l’Amara, non assumono rilevanza penale”. “Il dottor Musco - precisa Amara – ha curato 8 procedimenti penali cui io potevo essere direttamente o indirettamente interessato. Questi procedimenti penali sono stati definiti con 6 richieste di rinvio a giudizio per i miei assistiti e due astensioni. Non spetta a me difendere Musco, ma posso dirvi che sino al 2008 era considerato un eroe, poi ha iniziato a occuparsi di alcuni reati ambientali di importanti colossi di Augusta ed è finito al centro della macchina del fango”.