Nel limbo 20 mila precari |I sindacati: usati dai politici - Live Sicilia

Nel limbo 20 mila precari |I sindacati: usati dai politici

L'Ars non ha trovato una soluzione per l'esercito di lavoratori degli enti locali in scadenza. Ecco chi sono e dove sono utilizzati. E cosa si aspettano per il futuro

I nodi irrisolti
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Con le dimissioni di Lombardo e il conseguente scioglimento dell’Ars, rimangono nel limbo circa 20 mila lavoratori. Sono i cosiddetti precari degli enti locali, un esercito di persone che hanno prestato servizio nel settore pubblico regionale e il cui futuro è quanto mai appeso a un filo, visto che l’altro ieri all’Ars non è stata approvata nessuna delle norme previste che potevano prevedere la proroga dei loro contratti.

L’ultimo censimento, stando a fonti sindacali, parla di circa 19 mila 500 unità di lavoratori precari degli enti locali. I loro contratti scadono il 31 dicembre, e lavorano facendo attività di supporto di vario tipo alle pubbliche amministrazioni. Alcuni lavorano facendo da ausilio alla vigilanza urbana, ai servizi sociali, in tutte quelle attività e servizi essenziali alle pubbliche amministrazioni. Sono dislocati nei vari comuni, con diversi numeri. A questi vanno ad aggiungersi altri 700 di contrattisti che lavorano nel settore della Protezione civile, di Acqua e Rifiuti e del Territorio e Ambiente, anche loro con contratto in scadenza il 31 dicembre. Tornando agli enti locali, vanno ad aggiungersi alla statistica, circa 6 mila Asu che non sono contrattualizzati, essendo ancora lavoratori socialmente utili.

Le prospettive per questi lavoratori, assumono contorni sempre più oscuri, senza nessuna certezza, lasciati in balìa di qualche promessa del politico di turno in vista delle prossime elezioni autunnali. “Sicuramente per loro si prospetta un futuro abbastanza incerto – afferma Enzo Abbinanti della Fp Cgil – visto che l’attuale quadro normativo e finanziario, non consente né di prorogare i contratti, né di procedere alla stabilizzazione”.

Il nulla di fatto nell’ultima seduta dell’Ars ha spento le loro speranze. “L’altro ieri si dovevano approvare delle norme, che erano anche di copertura finanziaria del fondo per il precariato che non sono state approvate – conferma Abbinanti – visto che è stato solo approvato un assestamento di bilancio secco”.

È evidente che questo stato di cose, può aver fatto comodo a qualcuno. “È una situazione estremamente preoccupante, e che viene lasciata in sospeso alla vigilia di una campagna elettorale che si prevede molto infuocata su questi temi, sia sul tema del precariato che sui temi della spesa regionale – asserisce ancora Abbinanti – Sicuramente ci sono dei problemi finanziari, però la volontà è stata quella di non procedere a una serie di iniziative concrete, proprio in prossimità dell’inizio della campagna elettorale, per lasciare tutti in sospeso ed essere imprigionati in questa logica elettoralistica”. Il sindacalista insiste ancora con decisione su questo punto: “Sostanzialmente si è deciso di non decidere per lasciare tutti sotto le grinfie del politico che si presenterà alle elezioni che farà promesse, in grado di mantenere o meno, ovvero a seconda che si riesca a risolvere la questione finanziaria della Regione Siciliana”.

L’organizzazione sindacale sta studiando delle contromisure per sensibilizzare sulla questione e cercare di trovare dei rimedi atti a normalizzare lo status di questi lavoratori. “Noi come sindacato abbiamo sollevato la questione già da diverso tempo – spiega Abbinanti – Abbiamo messo in campo una mobilitazione in modo tale da coinvolgere anche le nostre organizzazioni a livello nazionale, perché questo è un problema che naturalmente va risolto anche col contributo del Governo centrale, visto che c’è un problema di norme e di vincoli normativi. Abbiamo messo in campo tutte le iniziative possibili e immaginabili, fino allo sciopero generale dello scorso 4 luglio, che è stato partecipatissimo, al quale però non sono state date adeguate risposte”.

Ma il problema di cadere nella rete delle false promesse, è una tentazione troppo forte per 20 mila persone che hanno alle spalle altrettante famiglie. “Noi vediamo che sta crescendo un fenomeno strano che è quello che vede questi lavoratori credere che i politici che stanno lavorando a questa vicenda – spiega nuovamente Abbinanti – possono dare delle risposte singolarmente, senza che ci sia invece una presa di responsabilità collettiva da parte del mandamento regionale e da parte del Governo regionale. E quindi – conclude – noi contro questo vogliamo sensibilizzare, anche nella prospettiva di fare un’iniziativa sempre più unitaria, anche con le altre confederazioni, per evitare che si giochi al rialzo politico senza che si arrivi a un risultato finale”.

La partita dunque si giocherà su due versanti, quella del politico che promette e quella del precario che gli crede o meno. C’è da giurarsi che su questa partita verrà giocata una buona fetta della tornata elettorale che sta aprirsi.


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