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IL COMMENTO

Forza presidente


La lettera aperta di Buttafuoco? Una sorta di peana a Silvio Berlusconi, momentaneamente in “sonno politico”, infiorettato da un’esortazione: che il cavaliere si candidi alla presidenza della Regione Siciliana.

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Leggo la lettera aperta di Pietrangelo Buttafuoco (“Il Foglio”) riportata sulle pagine di Livesicilia. Una sorta di peana a Silvio Berlusconi, momentaneamente in “sonno politico”, infiorettato da un’esortazione: che il cavaliere si candidi alla presidenza della Regione Siciliana. Che metta ordine – lui che di immagine carismatica, e dunque immediatamente identificabile, si intende – al confuso palinsesto delle velleità e delle candidature a mezza tinta finora emerse. Ponga mano dunque, il Cavaliere, all’infido e sonnolento spettacolo di ombre cinesi che ci accompagna verso il tornante elettorale di ottobre.

Ne agguanti le redini, lo trasformi in uno spettacolo a luce piena: manicheo nella sua chiarezza. Allettante nello scintillio di promesse nette, di prospettive taglienti, di esagerazioni degne del primo Silvio. Dopo di che, il diluvio. Ma allegro, bello a vedersi. Mi è sembrato di cogliere, nel canto di Buttafuoco, astuzia da scrittore. Si irride un desiderio per smitizzarlo, ma fino a un certo punto. Si invocano il colpo di spugna, l’Armageddon, senza però scongiurarne il credo salvifico: e nemmeno troppo in sottotesto. Sin qui, nessuna meraviglia. Lo scrittore ha il vantaggio di scherzare dicendo la verità – la propria – senza aver l’obbligo di dichiararla e dichiararsi. E’ pur sempre coperto dall’attenuante del paradosso.

I commentatori del web no. Le malizie del “tra le righe” non le conoscono. E anche se fosse, le opinioni sotto pseudonimo non sono terra buona per coltivare sottintesi. Il nickname, per sua stessa natura, è un serbatoio di scontento. Chi lo indossa viene per urlare, non per ridacchiare. Chi ne fa sfoggio si presenta per confessarsi, non per alludere. Così, alla parola Berlusconi, associata a Regione Siciliana, segue una sfilza di “forza Presidente” e “lo voterei subito”. E’ un quadro parziale della cosiddetta maggioranza (o minoranza? Vedremo!) silenziosa che non osa dire a viso aperto, alle cene tra amici disillusi, quello che veramente pensa. La conclusione: qualcuno vede ancora Silvio come una soluzione entusiasmante ai mali dell’impatto con la realtà. Una medicina che va sussurrata o consigliata sotto anonimato. Come una droga. Non essendo io Buttafuoco, dichiaro che la similitudine non è del tutto casuale.