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Gli operai: "Siamo a lutto"
E si pensa a una new company


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Aria tesa e bocche cucite alla sede della Gesip a Palermo. Il direttore amministrativo, Daniele De Almagro, lancia la sua proposta: "Creare un’azienda che svolga le mansioni di Gesip, facendo confluire in essa parte dei lavoratori".

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Alla sede della Gesip, la mattina dopo la conferma del crack della partecipata, che porterà dal primo di settembre tutti i suoi dipendenti alla “astensione dal lavoro e dalla retribuzione” l’aria è tesa e non c’è molta voglia di parlare. “Siamo a lutto” dice un operaio entrando.

Stiamo aspettando novità – dice Pietro Mammana, impiegato Gesip – purtroppo la nostra azienda, oltre ad avere problemi economici non gode di buona nomea. È vero, molte assunzioni sono state dettate dalla politica e tra noi c’è anche qualcuno che non svolge il proprio dovere come dovrebbe, ma c’è anche tanta gente onesta che lavora. Sono convinto che, facendo pulizia di chi, con il suo non lavorare, ha contribuito affinché la gente avesse questa brutta impressione di noi, l’azienda si possa ancora salvare e spero che a Roma lo capiscano ed ascoltino le nostre ragioni”.

Abbiamo fatto il possibile – spiega Daniele De Almagro, uno dei dirigenti Gesip – io, ad esempio sono direttore amministrativo ed allo stesso tempo direttore del personale percependo un unico stipendio, lavorando il doppio pur di far risparmiare all’azienda un'altra indennità dirigenziale. Spesso si tende ad avere una visione sbagliata degli operai Gesip. Dietro di loro, infatti ci sono famiglie che non possiamo condannare solo perché qualcuno di loro ha commesso alcuni sbagli in passato”.

Proprio Daniele De Almagro è stato il firmatario della comunicazione con la quale l’azienda ha comunicato ai propri dipendenti la sospensione di servizi e pagamenti. “Bisogna assolutamente fare qualcosa – continua il direttore amministrativo – A questo punto non c’è neanche da stare attaccati al marchio Gesip, ci interessa il destino dei dipendenti. Si potrebbe creare un’azienda che di Gesip svolga le mansioni, facendo confluire in essa parte dei lavoratori, assicurando tuttavia una giusta riprotezione di quanti non dovessero entrar a far parte della nuova società, perché non si possono abbandonare così tante persone al proprio destino”.