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Il punto

Regge la grande ammucchiata
Fli si avvicina a Crocetta


Silenzio dai lombardiani sulla candidatura dell'ex presidente della Provincia di Catania. Ma il patto sembra tenere. I finiani escludono patti con Musumeci e dialogano con Pd e Udc, ma resta il veto di centristi e democratici verso l'ex Mpa. Va a vuoto un ultimo tentativo di ricucitura con Idv sul nome di Crocetta. E il centrodestra gongola

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L'accordo su Musumeci ha retto almeno ventiquattro ore. E per come era maturato ieri sera, con i primi screzi tra alleati già emersi nelle due ore successive all'endorsement di Angelino Alfano, questa è già una notizia. L'equilibrio tra i nemici per la pelle che hanno celebrato il matrimonio di interesse sposando la candidatura dell'ex presidente della Provincia di Catania è precario, ma i calcoli degli interessati, che sanno bene che divisi rischierebbero di consegnare la vittoria a Rosario Crocetta, tengono incollata alla meno peggio la coalizione. Poi si vedrà.

L'obiettivo è vincere, e per vincere tocca stare insieme, anche se a malapena ci si parla. Raffaele Lombardo aveva già sdoganato la possibile alleanza coi nemici del Pdl, dando il via libera alla candidatura di Francesco Cascio, riconoscendogli qualità di leader e lealtà. Poi, i veti incrociati interni ai berluscones, hanno fatto naufragare la candidatura del presidente dell'Ars e Gianfranco Miccichè si è incuneato con la mossa Musumeci, vestendo i panni di chi dà le carte nella partita, forte dell'asse coi lombardiani.

L'accordo reggerà? Nessuno lo dà per scontato. A sinistra, forse più per scaramanzia che per altro, non ci credono. Ma con le elezioni politiche anticipate a novembre che si fanno sempre più probabili, i “sicilianisti” potrebbero avere un motivo in più per mantenere buoni rapporti con un partner nazionale (il Pdl) per aggirare il rischio di pericolose soglie di sbarramento.

Intanto, dal Partito dei siciliani, l'ex Mpa di Lombardo, arriva un silenzio assordante. L'unica dichiarazione ufficiale sul tema è quella di Nicola D'Agostino, capogruppo degli autonomisti all'Ars, che a caldo aveva preso a male parole il Pdl per un commento di Ignazio La Russa poco gradito. Per il resto, nulla. Raffaele Lombardo ieri si è dedicato alla sua campagna, lasciando ai nuovi dirigenti del partito la tolda di comando. E Giovanni Pistorio, leader dei lombardiani, ieri si è fatto sentire solo per rispondere a Rosario Crocetta, che aveva chiesto agli autonomisti di non scendere a patti con gli alleati della Lega. Crocetta, “in stato confusionale” secondo Pistorio, “adesso riscopre quegli autonomisti che per lungo tempo aveva corteggiato, certo con molta discrezione, e che poi dichiarò di non conoscere. La domanda quindi nasce spontanea: noi siamo autonomisti o solo seguaci dell'innominabile?".

Una replica piccata, quella di Pistorio, che rinfaccia all'ex sindaco di Gela il veto posto dalla sua coalizione ai lombardiani. Veto che ieri Pd e Udc hanno nuovamente ribadito in un incontro a Castel di Tusa con il leader di Futuro e libertà Carmelo Briguglio. I finiani si sono ritrovati con il cerino in mano. L'adesione degli alleati di ferro dell'Mpa al progetto Musumeci pone il partito del presidente della Camera in una posizione scomoda. Fini non può benedire un'alleanza coi nemici del Pdl e meno che mai sotto l'egida di un candidato del partito dell'arcinemico Francesco Storace. E quindi, se il Partito dei siciliani non tornerà indietro sui suoi passi, Fli dovrà trovare una soluzione alternativa. Due le possibili strade: un'intesa, travagliata, con Udc e Pd sul nome di Crocetta o una corsa solitaria con la candidatura di Fabio Granata. Anche se nel partito non mancano le voci che chiedono un patto con Musumeci. In questo senso oggi si è espresso il leader dei finiani ennesi Giuseppe Monaco. Di tutt'altro avviso Fabio Granata, che bolla come “grande ammucchiata” il patto tra Pdl, Pid, Mpa e Grande Sud. Briguglio, che stamattina ha visto Gianpiero D'Alia e Giuseppe Lupo, in mattinata taglia la testa al toro su Twitter: "Stop a illazioni: decisioni finali di Fli sulle Regionali saranno assunte presto da tutta la classe dirigente collegialmente e alla luce del sole". E in serata chiude drasticamente a Musumeci: una candidatura "inaccettabile per Fli" in quanto "battistrada della sesta discesa in campo di Berlusconi".

Nel frattempo, se a destra ci si ricompatta senza troppi scrupoli e complimenti, a sinistra si resta divisi. Leoluca Orlando continua per la sua strada. Gli ultimi contatti tra Idv e Udc, un tentativo in extremis di ricucire il dialogo di fronte al ricompattarsi del fronte avversario, non hanno prodotto risultati e gli orlandiani restano intenzionati a correre in solitaria per cercare di superare l'asticella del cinque per cento. Il che è certo una buona notizia per il centrodestra. Con quale candidato? Non è ancora dato saperlo, mentre impazza il gossip su una fantomatica discesa in campo di Orlando in persona. Uno scenario da fantapolitica a cui qualcuno collega lo spettro di dissesto finanziario del Comune di Palermo e i violenti toni da campagna elettorale usati dal sindaco contro il Pd. Chi invece lancia messaggi di unità a sinistra è Claudio Fava, che ieri ha chiesto primarie del centrosinistra per evitare la frammentazione. Ma lo ha fatto ribadendo il rifiuto di alleanze con i centristi. Una clausola che rende ormai irricevibile la proposta al Partito democratico.