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AGRIGENTO

Disservizi in biblioteca
Lo sfogo di una lettrice


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Una nostra lettrice invia le sue lamentele riguardo la Biblioteca Regionale "Luigi Pirandello", sita in via Imera ad Agrigento.

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettera aperta di Alessandra Fattori, studentessa di Agrigento, che ci informa sui disservizi riscontrati presso la biblioteca museo regionale "Luigi Pirandello", sita in via Imera.

‘Oh, signore, lei sa bene che la vita è piena d'infinite assurdità, le quali sfacciatamente non han neppure bisogno di parer verosimili; perché sono vere.’ (tratto da Sei personaggi in cerca di autore)

"Ad avere trascritto e consegnato ad imperitura memoria queste parole è un personaggio che alla città di Agrigento è intimamente legato, e il cui nome e la memoria vengono oggi vergognosamente infangati da una gestione rozza ed inesperta che custodisce il patrimonio che ci ha lasciato. Proprio la biblioteca regionale “Luigi Pirandello”, infatti, questa mattina è stata teatro di un’inammissibile forma di prepotenza  perpetrata ai danni miei e del mio ragazzo da parte di uno dei, numerosissimi, impiegati regionali addetti alla gestione della stessa. La biblioteca è fornita di una sala lettura, quasi sempre deserta e totalmente incustodita, benché ricca di interessanti, e per lo più inusati, volumi. Prima di essere introdotti nella suddetta sala, come da routine, riponiamo borse e cartelle negli appositi armadietti, e compiliamo i moduli inserendo i nostri dati. Terminate le legittime e doverose procedure di identificazione, veniamo introdotti nella sala lettura, senza che ci venga fornita alcuna indicazione sulle regole di consultazione e prestito dei libri. Ancor prima di prendere posto, però, la mia attenzione viene catturata da un volume, contenente l’opera omnia di Montale. Incuriosita, mi accosto allo scaffale, pronta ad estrarre il testo per dare una sbirciata, e convinta di non commettere alcun reato, considerato il posto in cui mi trovo (una biblioteca!).

Dall’esterno però, una voce mi riprende aspramente chiedendomi chi sono, come sono entrata, e il motivo del mio gesto sconsiderato. Il mio ragazzo, colpito da tanta durezza nei confronti di una ragazza che vuole solo sfogliare  un libro, invita cortesemente il “signore” a calmarsi, e a rivolgersi con più gentilezza. Questi tuttavia, non contento, inveisce anche contro di lui, accusandolo di “rubare l’energia alla regione”, attaccando il suo portatile alla presa della sala. Increduli, cerchiamo di spiegare le nostre ragioni all’impiegato, ricordandogli che, essendo quella una biblioteca pubblica, abbiamo tutto il diritto di usufruire tanto dei libri quanto dell’energia elettrica, seppur nel rispetto assoluto delle regole che ci sono state esposte (nessuna).

Infuriati, poi, rincariamo la dose, facendogli notare che un numero così alto di dipendenti pubblici, e quindi pagati anche da noi, dovrebbe garantire alla biblioteca dei servizi ottimali. Chiunque acceda a quel luogo, invece, può agevolmente imbattersi in impiegati solerti, impegnati a dormire adagiando la testa sul giornale (fatto  cui hanno assistito più utenti della biblioteca).  Arriva allora il momento delle minacce: il laborioso e profumatamente pagato impiegato ci invita a ritrattare le nostre considerazioni, se non vogliamo incorrere in una denuncia. A me, che lo sfioro sbadatamente nel tentativo di indicargli la scritta SALA LETTURA, per fargli meglio intendere il fine cui è preposto il luogo, rimprovera preoccupato di non toccarlo, sentendosi minacciato dalla brutale violenza di un ragazza di 24 anni. In seguito - non so bene a che titolo - ci invita ad abbandonare la biblioteca. Alcuni dipendenti prendono le nostre difese, informandolo che, trattandosi di   una biblioteca a scaffale aperto,  la consultazione dei libri è assolutamente libera. Più tardi, invece, il direttore ci dirà, scusandosi formalmente e anche un po’ troppo sbrigativamente per i modi del collega, che la consultazione dei testi può avvenire  solo previa richiesta al personale.

Certamente, se qualcuno mi avesse detto che era vietato sfogliare i libri riposti negli scaffali (cosa mai riscontrata in nessuna delle tante biblioteche da me finora frequentate) o se fosse stato affisso qualche cartello, sarebbe stata mia cura evitare di infrangere le regole. In ogni caso è inammissibile rivolgersi con questi modi e in questi termini a una ragazza che sta semplicemente prendendo un libro, e che non conosce le regole solo perché non le sono state illustrate.

È davvero curioso che il luogo deputato per antonomasia alla condivisione del sapere e delle idee venga inibito a dei giovani che vi si sono recati per quell’unico fine. Che questo luogo sia poi gestito da gente rozza e maleducata è, per tornare alla citazione iniziale, un’assurdità che, forse, neanche Pirandello avrebbe mai potuto immaginare".